Carrara, addio all’avvocato Vanni Cecchinelli, una vita trascorsa con la toga addosso

Il noto legale è scomparso a 87 anni, mentre stava lavorando, in casa. Da poco aveva chiuso lo studio

Carrara

Se ne è andato in punta di piedi, come aveva sempre vissuto. A 87 anni. Nelle aule di tribunale ci ha passato 59 anni. La sua iscrizione all’albo è del 1961. Fra i suoi allievi, tanto per citarne qualcuno, ricordiamo Silvana Pedroni Menconi e Roberto Lazzini.Vanni Cecchinelli, decano dell’avvocatura pochi mesi fa chiuse il suo studio legale, in pieno centro a Carrara, in via Carrara. Ma non appese la toga al chiodo perché quella, a 87 anni gli è rimasta sempre cucita addosso.


Proprio in quella occasione lo avevamo intervistato. Riproponiamo alcuni passi della nostra chiacchierata.

«Il mio primo processo è stato un caso di omicidio volontario, avvenuto alle cave. Ricordo benissimo la vicenda, eppure sono passati davvero tanti anni: due cavatori stavano raggiungendo le loro auto. Parlavano di problemi di lavoro: uno di questi ha cominciato a prendere a male parole l’altro, che stava sempre in silenzio. È stato zitto, ha sopportato le offese fino a quando è arrivato alla macchina: ha aperto la portiera e ha estratto la pistola. Un colpo secco e ha freddato il collega. Io mi sono occupato della sua difesa, ricordo che riuscimmo a far riconoscere il contesto di provocazione in cui era nato l’omicidio».

L’avvocato Cecchinelli aveva ripercorso anche una pagina buioa della città: quella dell’omicidio dell’ingegner Alberto Dazzi (nel 1991). «Le indagini furono archiviate - ci disse - Non ho tanti ricordi, è passato davvero parecchio tempo. Quella è stata una brutta pagina della storia della città. Davvero una brutta pagina».

E aveva parlato dei colleghi. «Ricordo con piacere l’avvocato Altini: parlava magnificamente, la sua era una dialettica impeccabile. E aveva anche un grande spirito e senso dell’ironia. Ricordo che un giorno aveva appoggiato la mano sul banco del giudice. Quest’ultimo gli disse: "Avvocato sposti la mano dal banco". L’avvocato Altini rispose con grande tranquillità: "Perché, scusi, per caso è suo?".

«Altri tempi, me ne rendo conto: a volte assistere a delle arringhe era un vero e proprio spettacolo. C’era l’oratoria, c’era il rispetto per l’avversario, c’era proprio un altro mondo. Ma, voglio ricordarlo, quando ho cominciato io la professione eravamo una sessantina. Adesso i numeri sono decisamente cambiati. E non solo quelli».

L’avvocato Cecchinelli aveva ricordato anche quando fu sentito come testimone in un processo che ha fatto epoca: quello per il delitto di via Poma, per l’omicidio di Simonetta Cesaroni. «La povera Simonetta Cesaroni venne uccisa nella sede degli ostelli italiani, a Roma, in via Poma appunto. Io sono stato fondatore degli ostelli in ambito provinciale. Creammo quello della Partaccia: lo sa che riuscimmo ad avere in un anno 18mila presenze? Come fondatore degli ostelli in quel palazzone di via Poma anche noi avevamo la sede. Venni quindi sentito come testimone».

Il noto legale aveva fatto un bilancio della sua lunga attività professionale parlando anche del processo che avrebbe voluto vedere concluso.

«Senza dubbio quello per i crolli del Politeama. Mi dispiace molto che questa vicenda non abbia avuto un epilogo, nemmeno in primo grado, a livello giudiziario. È uno dei processi più lunghi, va avanti ormai da anni e andrò in pensione senza sapere l’esito. Questo mi procura sofferenza, dico la verità: avrei voluto andare avanti, proseguire con le udienze. Ma a 87 anni compiuti sono convinto che uno debba avere la forza di chiudere. E io ho chiuso il mio studio e una vita professionale che considero molto intensa. L’avvocato è il mestiere che mi sono scelto, non avrei voluto fare nessun’altra cosa. Adesso però è il momento di lasciare. Cosa pensa delle nuove generazioni, degli avvocati di oggi? L’ho detto fin dall’inizio di questa chiacchierata. Sono cambiati i tempi, gli avvocati sono tantissimi, c’è una ricerca del cliente, c’è bisogno di andare avanti. A volte ho trovato, per fortuna non in tutti, atteggiamenti rancorosi, che sono proseguiti anche fuori dall’aula. Ecco in questo sento proprio di aver vissuto in un’altra epoca. Il tribunale dei miei inizi, di me giovane avvocato, era tutta un’altra cosa: c’era meno pressione, c’erano più rapporti umani. Questo è ciò che mi auguro venga recuperato in futuro, da tutti i colleghi avvocati».

Un uomo di altri tempi. Un avvocato e, soprattutto, un galantuomo. —

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