Anche Pasolini parlò dei morti alle cave

Le immagini contenute nel documentario “12 dicembre” come ricorda un libro inchiesta di Giovanni Landi 

CARRARA

Lunedì 2 novembre ricorrerà il 45° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, assassinato all’Idroscalo di Ostia nel 1975. Ad uccidere lo “scrittore corsaro” fu la sua vita privata o il suo profilo pubblico? Prova a rispondere il libro “Pier Paolo Pasolini.

Assassinio di un intellettuale scomodo”, scritto da Giovanni Landi ed uscito sabato scorso con il “Corriere della Sera”, come 10° volume della collana “Grandi delitti nella storia”, curata da Barbara Biscotti, titolare delle cattedre di Storia del diritto romano e di Diritto romano all’Università di Milano-Bicocca. Landi, laureato in giurisprudenza, dottore di ricerca in Scienze giuridiche e diplomato alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia, esamina le principali piste di colpevolezza del delitto, tra cui quella riconducibile alla loggia P2 ed ai servizi segreti deviati, sottolineando il ruolo chiave giocato da un potente e scomodo docu-film di denuncia che Pasolini, in collaborazione con “Lotta Continua”, girò dal 12 dicembre 1970 al giugno 1971, anche in territorio apuo-lunense.

«Dall’inizio degli anni Settanta -scrive Landi- Pasolini era sorvegliato dai servizi segreti del ministero dell’Interno. A guidare l’ufficio era Giuseppe D’Amato, (…) iscritto alla P2. Ma un fascicolo “Pasolini” è stato trovato pure fra gli archivi del Sid, il Servizio Informazione Difesa, retto dai generali Miceli e Maletti: piduisti anche loro e in futuro sospettati di depistare le indagini sulle stragi. A causare queste “attenzioni” -sostiene Landi- era stata la breve collaborazione dell’intellettuale con “Lotta Continua”, la formazione di sinistra extraparlamentare con cui aveva progettato un film-documentario su Piazza Fontana, “12 dicembre”. Nel marzo del 1971 aveva anche prestato il suo nome come direttore responsabile del quindicinale del gruppo».

“12 dicembre” è un documentario militante, che, uscito nel 1972, racconta un viaggio di inchiesta in un Italia di sfruttati, filmando i compagni di lotta, facendoli parlare direttamente. Ne esce un affresco della realtà operaia di allora che raffigura anche Carrara, i cui cavatori muoiono schiacciati dai blocchi di marmo, e Sarzana, dove a parlare sono alcuni ex partigiani insoddisfatti della Repubblica che hanno contribuito a costruire. Nella nostra città vengono intervistati alcuni cavatori di Colonnata sul tema “omicidi bianchi e nocività”. Tra essi si riconoscono persone, che denunciao le già allora numerose morti sul lavoro avvenute alle cave. Uno di questi lavoratori dice: «Io tutte le notti, tutte le sere sogno, sogno che succeda la mattina presto qualcosa di grosso, magari anche la rivoluzione!». Pasolini inquadra anche le tombe delle vittime.

L’inchiesta si sposta poi nella zona industriale apuana, riprendendo lo stabilimento Montecatini Edison e dando la parola ad operai che descrivono le critiche ed insalubri condizioni di lavoro all’interno della fabbrica chimica, dovute ai fumi tossici. Un film assai coraggioso ed in anticipo sui tempi, dunque, che potrebbe essere costato molto caro a Pasolini, un intellettuale “contro” che molti, a causa delle sue idee, tentarono di far tacere. Prima perseguitandolo nei tribunali, dove affrontò più di 30 processi, dai quali uscì quasi sempre assolto ed infine eliminandolo fisicamente nel modo più feroce.