Cena per due a lume di candela, al ristorante ma sul marciapiede

Tiziana, la storica anima del locale: è una provocazione per fare capire che adesso così siamo davvero a terra

CARRARA. Due coperti. I bicchieri “buoni” di cristallo. Le posate e i tovaglioli di fiandra. Due coperti su una tovaglia candida, con tanto di candele a creare l’atmosfera.

Un’apparecchiatura di classe, direttamente sul marciapiede, fuori dall’ingresso di uno dei ristoranti storci di Carrara, la “Petite Cuisine” di via Verdi, pieno centro di Carrara.


A spiegare questa immagine choc, pubblicata anche sulla pagina facebook del ristorante è Tiziana Fidenti, per tutti la “Tizy”, anima del locale insieme al marito Roberto, Robè, Tissi.

Tiziana, per i clienti che in tanti anni di attività hanno avuto modo di conoscerla e di apprezzarla, è la donna energica (misegliese doc) dal look accurato, i capelli sempre in piega. È la donna che ha coniato il modo di dire “t’ha in menta?” (hai in mente? ma tel lo immagini?)che ha sempre fatto divertite i commensali.

Ecco oggi Tiziana è una donna che non si arrende ma che, allo stesso tempo, conosce tutta l’amarezza di una attività che dovrà funzionare solo part time e proprio negli orari in cui, a Carrara, è difficile riempire qui coperti già dimezzati a causa delle normative legate all’emergenza sanitaria. Ed è soprattutto una donna, una operatrice della ristorazione, che, come lei stessa dice si sente “sola e abbandonata a se stessa”.

Tiziana ci spiega la scelta di apparecchiare in strada?

È un gesto, un’immagine simbolica che rappresenta lo stato in cui si trovano parecchi ristoranti. Siamo a terra, questa è la verità, proprio come quei due coperti che abbiamo allestito fuori dal locale.

Qual’è la situazione oggi?

È una situazione drammatica. La salute, voglio sottolinearlo, viene prima di tutto, ma così, con questi provvedimenti, è un macello. Andare avanti sarà sempre più difficile.

Per il vostro ristorante aprire solo a pranzo cosa significa?

Vuol dire fare i conti con un locale semi vuoto. La gente non esce per il pranzo e qui con gli uffici che hanno chiuso, quelli che lavorano da casa, insomma è un disastro. Noi andiamo avanti, ci siamo attrezzati con l’asporto ma quello che, devo ammetterlo, si è creato attorno ai ristoranti è un clima di paura.

In che senso?

Faccio un esempio: quando la chiusura era a mezzanotte i clienti che abbiamo avuto a cena alle 11 e un quarto erano già in piedi per andare a casa. Ormai la gente è terrorizzata e il gusto di andare al ristorante non c’era più da un pezzo, dalla prima stretta.

Qual è il suo pensiero in questo momento?

È un momento brutto. C’è da avere vergogna a dire che pensi al lavoro ma io una cosa la vorrei sapere: perché si può aprire all’ora di pranzo e a cena no? Perché non si sono fatti i controlli a tempo debito? C’è chi come me ha sanificato il locale tre volte, ha dimezzato i posti, messo il gel disinfettante ovunque e chi magari ci ha pensato meno. Alla fine siamo penalizzati tutti.

Una cosa voglio aggiungere, anche quando le cose non erano così critiche nessuno, in estate e all’aperto, dall’amministrazione, dalla politica, ha pensato di organizzare un pranzo o una cena di lavoro. Ci si poteva mettere d’accordo per il budget ma nessuno si è fatto vivo, almeno da noi. Per questo ci si sente soli. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi