«Quei tre spari nel bosco, nessuno ha parlato più»

La testimonianza di uno dei compagni di battuta. «In dodici anni non ho mai visto una cosa del genere. Il silenzio, le urla e la corsa in strada a aspettare i soccorsi»

CARRARA.

«Ho trentadue anni, al cinghiale ci vado da quando ne avevo venti, quasi sempre con la stessa squadra. Io una cosa così non l’ho mai vissuta prima.


Non dimenticherà nulla di quella mattina e, soprattutto, mi resterà nel curoe con cui Riccardo mi ha salutato. “Peccato che con sto clvid non possiamo più fare le nostre cene”. Questo mi ha detto Riccardo, è stata l’ultima volta che mi ha parlato».


Parla con tutto il dolore ancora impresso nella voce Fabio Furia di Equi Terme. Mercoledì mattina era a Viano di Fivizzano, nella squadra della battuta al cinghiale, come seconda posta.

Riccardo Serra lo ha visto morire, come gli altri compagni, proprio in quei boschi dove avevano trascorso insieme, tante belle giornate.

«Io facevo la seconda posta e stavo alle spalle dei primi del gruppo - spiega - Ho sentito tre colpi, ma ho capito immediatamente che era successo qualcosa di terribile. C’è stato un attimo di silenzio, poi hanno cominciato a urlare, quelli che erano davanti. Prima di avvicinarmi ho chiamato il 118 con il telefonino. Non ho avuto bisogno di percorrere quei pochi metri per capire che era accaduta una disgrazia. Una di quelle che chi era in quei sentieri non dimenticherà mai».

Un compagno di squadram un amico, a terra. E un altro sotto choc. Con ancora il fucile imbracciato. Sì perché ad esplodere i tre colpi che hanno ucciso il cinghiale e ferito mortalmente il cavatore 40enne padre di un figlio di dieci, è stato il più anziano della compagnia.

Un uomo di ottant’anni che Fabio conosce molto bene visto che è anche suo compaesano.

«È una tragedia doppia e chi conosce il mondo della caccia può comprendermi - continua - Quello che unisce una squadra, soprattutto se collaudata come la nostra, è l’amicizia. Si va al cinghiale anche per passare una mattinata insieme, in mezzo alla natura. E poi c’è il dopo, cioè ora non c’è a causa dell’emergenza sanitaria, ma in tutti questi anni ne abbiamo fatto di cene e merende. L’anziano del gruppo è quello che ci tiene un po’ tutti insieme, soprattutto quelli più giovani come me e Riccardo. È quello che mercoledì, con uno dei tre colpi esplosi ha colpito Riccardo: e questo è terribile».

Parole piene di dolore per una tragedia dei cui risvolti si sta occupando la Procura di Massa Carrara. Il fascicolo aperto dal pubblico ministero Marco Mansi contesta l’ipotesi accusatoria di omicidio colposo. Nelle scorse ore è stata eseguita l’autopsia su Riccardo Serra ed è stata posta sotto sequestro, per studiare la traiettoria dei colpi, la carcassa del cinghiale.



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