Dissequestrata villa Massoni, in appello decisione ribaltata

Il reato è stato prescritto, in primo grado Casonato fu condannato a 6 mesi. Ritorna a lui il 50% della villa che era stata sottoposta a sequestro l’anno scorso

MASSA. Il reato è prescritto e villa Massoni viene dissequestrata e restituita, per il 50% che era stata sottoposto a sequestro, a Marco Casonato, attualmente in carcere per avere ucciso il fratello Piero Casonato durante un alterco nel giardino della villa. Questa dunque la decisione che viene fuori dalla Corte d’Appello di Genova dopo il ricorso che fu presentato dall’avvocato di Marco Casonato, Riccardo Balatri.

Dunque la casa viene tolta dal sequestro preventivo finalizzato alla confisca, così come stabilito dalla sentenza di primo grado della giudice Alice Serra, e la confisca viene eliminata perché facoltativa.


Casonato dunque dal carcere ritorna proprietario della metà della villa. La parte restante, che era in mano al fratello, è invece di proprietà della figlia di Piero, Alessandra, che l’uomo non aveva riconosciuto in vita. La donna qualche tempo fa ne ha accettato l’eredità.

Il reato che era stato ipotizzato era il numero 733 del codice penale, cioè il danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, che prevede come pena l'arresto fino a un anno o un'ammenda non inferiore a 2.065 euro.

Il procuratore incaricato era Di Gennaro, procuratore generale presso la corte d’Appello di Genova. La sezione era la seconda penale, presieduta dalla giudice Luisa Carta. La giudice relatrice era la dottoressa Nicoletta Cardino.

Soddisfatto l’avvocato Riccardo Balatri: «È stata finalmente fatta giustizia e stravolta una decisione profondamente ingiusta». Casonato era stato condannato in primo grado a 6 mesi, a pronunciare la richiesta fu la pm onoraria Susan Pietrini.

Quando fu pronunciata la sentenza di condanna in primo grado Casonato volle rilasciare delle dichiarazioni spontanee. «Una delle cause scatenanti fu la sua malattia - disse riferendosi ai litigi con il fratello Piero - venne arrestato e poi portato in un Opg (ospedale psichiatrico giudiziario). I lavori che lui ha effettuato sono stati altalenanti, ci sono anche stati momenti belli, in cui parlavamo. Poi ha deciso di utilizzare come mano d’opera una banda di zingari. Certo, lavorano per pochi soldi, poi vengono di notte e prendono la differenza».

Pochi giorni dopo quella condanna, ne arrivò un’altra. Questa volta per l’omicidio. Il giudice Ermanno De Mattia lo condannò, con rito abbreviato, a scontare 18 anni di carcere, la pm Alessia Iacopini aveva chiesto 20 anni.

Anche per questa seconda sentenza il legale di Casonato ha presentato ricorso al tribunale di Genova. —


 

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