Quanti veleni ancora presenti nella falda ex Coke

Lo studio della Sogesid riferisce in particolare le altissime concentrazioni delle acque ammoniacali

CARRARA

Idrocarburi, benzene, toluene, etilbenzene, xilene, manganese, arsenico, ferro ed azoto ammoniacale. La presenza di questi inquinanti nella falda dell'area Sir ex Italiana Coke (35,4 ettari) è confermata dallo studio sulla “Caratterizzazione ambientale e modellazione del flusso di falda e trasporto degli inquinanti nel Sin/Sir di Massa-Carrara finalizzata alla definizione degli interventi di bonifica”, inviato da Sogesid Spa a ministero dell'Ambiente e Regione.


Nell'ex cokeria risulta effettuata e certificata dalla Regione la bonifica dei terreni, ad eccezione dei lotti 1 e 7A. La falda, però, mai risanata, è ancora pesantemente contaminata dall’ammoniaca e dagli altri veleni derivanti dalle vecchie lavorazioni della fabbrica, operante dal 1936 al 1990. L'ex stabilimento avenzino, infatti, distillava in appositi forni 1500 tonnellate giornaliere di carbon fossile, per ognuna delle quali si producevano circa 140 kg di idrato di ammonio (acque ammoniacali), equivalenti a 210.000 kg giornalieri. Circa il 2% di questa ammoniaca veniva trattata con acido solforico per produrre solfato di ammonio, usato come fertilizzante. L'enorme quantitativo di idrato d'ammonio rimanente, fino al 1976, veniva invece scaricato nel Lavello, inquinando poi le acque marine. Con l'entrata in vigore della legge Merli (319/1976) le acque ammoniacali non vennero più scaricate in questo fosso, ma nella pioppeta esterna alla cokeria, che costeggiava l'autostrada Sestri Levante-Livorno, provocando la morte di 1200 piante. Successivamente si scavarono dentro lo stabilimento, in terreno sabbioso, fosse profonde e grandi come un campo di calcio, per favorire l'assorbimento ed il drenaggio delle acque ammoniacali verso strati più profondi e verso la falda, causando l'inquinamento di terreni ed acque sotterranee per un raggio di svariate centinaia di metri intorno alla fabbrica, come ha dimostrato a suo tempo un'indagine dell'Usl.

Anche analisi effettuate dalla stessa Eni-Ricerche su piezometri siti all'interno dell'area italiana Coke evidenziarono concentrazioni di ammoniaca variabili tra 25 e 500 milligrammi per litro, quando il limite ammesso per le acque potabili è di 0,5 mg/L. Tali concentrazioni, anche mille volte superiori al limite stabilito dalla legge, eccedevano persino il valore ammesso per gli scarichi (15 mg/L). In altre parole, le acque di falda sottostanti all'Italiana Coke non possono neppure essere emunte e scaricate, ma devono prima essere disinquinate. Questo è confermato da una lettera del 25 novembre 1996, firmata dall'allora responsabile provinciale dell'Arpat dottor Gino Camici ed indirizzata alla direzione regionale dell'Agenzia, in cui si legge: “Da un punto di vista tecnico i terreni (dell'ex Italiana Coke, ndc) non possono essere resi idonei ad insediamenti finché non sarà completata la bonifica (compresa quella della falda). Sussistendo già i necessari elementi conoscitivi, è indispensabile procedere da subito alla bonifica della falda”. Dal carbon fossile si ricavavano anche discrete quantità di benzolo, sostanza tossica che, fino al 1965, veniva frazionata dentro la cokeria, per produrre toluolo e xilolo. Dopo il divieto di queste lavorazioni, il benzolo venne commercializzato greggio, come olio leggero, fino alla chiusura dell’impianto. Stando così le cose, è indubbio che, almeno per quanto riguarda l'ex Italiana Coke, il recente studio Sogesid sulla falda Sin/Sir apuana non fa che confermare una situazione di inquinamento già nota da tempo, suggerendo l'istallazione di una barriera idraulica formata da 5 pozzi della portata massima di 4 metri cubi l'ora, collocati fino a 20 metri di profondità e collegati ad un impianto di trattamento autonomo, per isolare la sorgente principale di contaminazione, proveniente dal lotto 7 dell'ex cokeria, al confine con il Lavello, lungo il perimetro sud-est. Nell'ex Italiana Coke esiste già un impianto di emungimento e trattamento delle acque di falda, collocato nel lotto 9 e costituito da 4 pozzi.