Marina di Carrara, i ragazzi divisi sull'accaduto: «Senza polizia la rissa finiva lì»

E i residenti, timorosi, raccontano una quotidianità diventata insostenibile  

CARRARA.Ha gli occhi scuri e una cesta di riccioli. Se lo incrociassi a fare colazione il mattino, dove la routine dei grandi si incontra con quella dei ragazzi, la sfrontatezza dei suoi 17 anni non la noteresti. Forse neanche ci sarebbe. Martedì sera, invece, quella sfrontatezza si fa spazio nei gesti, nei toni. Nelle parole. È seduto sul bordo di una fioriera, lungo via Rinchiosa, con una decina di amici. Nessuno ha superato i 17 anni. Quello che è accaduto a Marina lo sa bene: la rissa, l’aggressione ai poliziotti, le offese, le provocazioni agli agenti, la grandinata di oggetti lanciati contro di loro. Eppure lui la gravità dei gesti non l’ammette. Inverte ruoli, responsabilità, colpe: «Se non fossero intervenuti i poliziotti nella rissa, non sarebbe successo niente. Le risse ci sono sempre..., poi si risolvono». La dimensione individuale del problema, la negazione delle regole come condizione del vivere comune. Del condividere. E se la regola non c’è, non serve l’autorità che richiami a rispettarle. Fai come vuoi e te la risolvi da te.

A pochi passi di distanza dal ragazzo con i riccioli c’è lei. Coetanea, consapevole, sicura, si fa avanti da sola: «No, io sto con i poliziotti. Hanno fatto il loro dovere, sono restati calmi di fronte a chi li insultava, non è ammissibile quanto accaduto. È gravissimo». Lei, che da queste parti ci viene per le vacanze, 18 anni dietro l’angolo, una Marina di Carrara da far west però non la vede. E non perché non ci siano i problemi, ma perché quei problemi sono diffusi: «Purtroppo quello che è successo qui – e si riferisce alla rissa – succede dovunque, anche nella mia città. Dovunque c’è droga, basta chiederla, dovunque ci sono risse. Dovunque si beve. Io sono quella che riaccompagna a casa chi non è più lucido. Per Capodanno ho chiamato 5 ambulanze».

Stessa età, stesso gruppo, eppure lei i ruoli non li inverte e la gravità del gesto di quell’orda di ragazzini che aggredisce i poliziotti la vede tutta. Fotografia diversa della stessa realtà. Quella realtà che i grandi guardano faticando ad andare oltre l’argomento generazionale del “noi eravamo diversi”, oltre il tema sociale – forse morale – delle “famiglie non ci sono più”. Certo è che Marina di Carrara non si può concedere il tempo della lunga riflessione, ha bisogno di capire e farlo rapidamente. Perché c’è una dimensione concreta del vivere che è persa. Ci sono le grida la notte gli anziani che non dormono, i bambini che si svegliano alle 4, c’è chi è costretto a lavorare la domenica mattina dopo una notte insonne. C’è pulisce dove gli altri sporcano. Lungo via Genova, lungo via Rinchiosa, sotto la galleria. C’è il bisogno – e il diritto – di essere rispettati. Martedì sera l proprio la galleria, teatro della rissa, tra via Rinchiosa e via Genova, è deserta. Segno dell’esperienza architettonica che con le gallerie tentava la conciliazione tra residenziale e commerciale, quel pezzo di mattonelle tra l’asfalto delle vie vicine diventa riparo quando piove. Basta il tetto, pavimento degli appartamenti al primo piano, a far pensare a chi ha 17 anni di essere a porte chiuse. A sovrapporre e confondere privato e pubblico.

Suoniamo al citofono di chi in galleria ha la porta di casa. Qualcuno risponde, nonostante siano passate le 22. Racconta, ma il suo nome lo tutela: «Non mi citate, vi prego – implora – qui la vita è insostenibile. Le finestre devono stare chiuse sempre. Le nostre case, in centro, a due passi dal mare, hanno perso valore negli anni. Valgono la metà di quando le abbiamo comprate». Sì perché vendere da quelle parti non è semplice. Una perdita di valore negli anni fino ad oggi. Perché questa estate ha visto l’acutizzarsi di un fenomeno che già c’era: «Sono dieci anni che va avanti così – ammette un residente – anni di progressivo peggioramento e quello che è accaduto ai poliziotti dà la misura della gravità. Quell’episodio spaventa me che sono sempre uscito serenamente. Se non si teme chi è chiamato a far rispettare le regole, figuriamoci se posso incutere timore io».

Movida a Marina di Carrara, gli scontri tra giovani e polizia

Un progressivo peggioramento e la deflagrazione questa estate. Deflagrazione che ha visto Cinzia Guidi, commessa da Intimissimi, l’unica a metterci la faccia. Lei non ha paura, parcheggia la macchina a due passi dal negozio, né ha mai avuto problemi, ma ha visto “esplodere” il fenomeno: «Forse è stata la reazione al lockdown, forse i ragazzi che escono sono sempre più piccoli». Anche quelli a Marina, martedì, in una serata tranquilla, lontana dalle tensioni del fine settimana. Una serata da gelato con la famiglia e chiacchiere tra amici al bar. Una cittadina sul mare e il brusio. Sembra allegra normalità. Ma basta suonare un citofono, chiedere per capire che la normalità non c’è più, che il patto del vivere sociale e generazionale a Marina si sta rompendo. –


 

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