L’allarme degli ambientalisti: «Le bonifiche sono a rischio»

Un articolo del dl Semplificazioni libera le aziende responsabili dall’obbligo «Se avranno un certificato di avvenuta bonifica anche solo della matrice suolo»

carrara

Dal decreto semplificazione arriva il rischio per un “tana libera tutti” sul tema bonifico. Questo in sintesi s’appello a tutti i parlamentari contenente 34 proposte emendative al “Decreto Semplificazioni”, firmato da 160 associazioni ambientaliste italiane, tra cui Adic Toscana, con sede a Carrara ed associazione “Acqua alla gola” di Massa, merita un serio approfondimento. L’articolo 53 comma 4 quater del decreto varato dal Governo, ora approdato in Senato per iniziare la conversione in legge, prevede che le aziende responsabili della contaminazione dei Sin possano ottenere il certificato di avvenuta bonifica delle aree “anche per la sola matrice suolo”, qualora dimostrino che l’acqua inquinata non lo influenzi, con contestuale svincolo delle garanzie finanziarie che gli inquinatori devono versare per assicurare che le attività di ripristino ambientale siano effettivamente svolte, anche in caso di fallimento dell’azienda. Secondo gli ambientalisti la norma costituirebbe «un tana libera tutti per i grandi inquinatori delle acque sotterranee, un vero e proprio incettivo a non bonificare che, tra l’altro, varrà per i grandi gruppi che hanno inquinato, visto che si applica solo ai Sin e non agli altri siti contaminati “normali”».


Se questa disposizione sarà approvata, potrebbero esserci conseguenze anche sul nostro territorio, dove sono rimaste Sin le 4 aree ex Rumianca ed ex Ferroleghe a Carrara ed ex Farmoplant ed ex Bario a Massa, per un totale di 116 ettari, ad oggi bonificati solo per l’8% dei terreni ed appena il 2% della falda. Lo stesso articolo, inoltre, consente agli inquinatori dei Sin di iniziare le procedure di risanamento ambientale presentando, al posto della caratterizzazione (il delicato e stringente processo di ricostruzione della contaminazione avvenuta), una piu’ semplice e blanda “indagine preliminare”, come avviene per tutte le altre aree esterne ai Sin in caso di sospetto inquinamento.

«I rilievi -sostengono i firmatari dell’appello- verranno realizzati con maglie molto più larghe (centinaia di metri) per cui in alcuni siti vi è pure il rischio che magari situazioni di contaminazione possano sfuggire (ad esempio, basta scavare 20 metri piu’ in là rispetto ad una fossa in cui sono stati sotterrati rifiuti per non accorgersi della loro presenza), dichiarando non contaminata un’area che invece lo è».

La nuova prassi, proseguono gli ambientalisti, comporterà anche «ulteriori lungaggini e un passaggio burocratico in piu’, con un ministero dell’Ambiente che è già vergognosamente indietro con le procedure per bonificare questi luoghi. Il ruolo del Ministero -scrivono ancora nel comunicato- sempre di piu’ ci sembra quello dello stopper delle bonifiche, con risparmi miliardari alle aziende che hanno inquinato. Invece di chiedere conto ai dirigenti e alle aziende per i ritardi, si scarica tutto sui cittadini e sulla loro salute».

L’articolo 52 del decreto legge, poi, introduce la possibilità di realizzare interventi nei Sin ed in tutti gli altri siti inquinati, costruendo opere di enorme portata, come centrali per la produzione di energia. I progetti saranno individuati con decreti del Ministero dell’Ambiente per i Sin e con decisioni delle Regioni per le restanti aree. Anche la zona industriale apuana, dunque, nonostante la mancanza di un’effettiva attività di disinquinamento, potrebbe essere dichiarata utilizzabile per nuove attività produttive. I privati che dispongono di aree nel Sin/Sir potrebbero cercare transazioni con Governo e Regione, in modo da giungere piu’ facilmente al riutilizzo. Insomma, di colpo, questi terreni, inquinati come prima e su una falda ancora piena di veleni, ridiventerebbero utilizzabili grazie ad accordi politici e decreti, tornando ad accogliere industrie e lavoratori, proprio quando il pesante impatto sanitario della mancata bonifica del nostro Sin è stato certificato dall’ultimo studio Sentieri, indagine epidemiologica nazionale coordinata dall’Istituto superiore di sanità. —