Un sistema digitale ti allerta: "Potresti aver contratto il virus"

Il nuovo sistema digitale si chiama Dress. L’adesione è volontaria: dati anonimi e risposte a 7 domande per un mese

MASSA. È tardo pomeriggio, un trillo ti avvisa che è arrivato un messaggio sul tuo telefono. Dai un’occhiata: sono le tue sette domande quotidiane. Ti prendi qualche minuto e rispondi. Non è complicato, tutto molto agevole e rapido. Sono domande sui tuoi stili di via, sulla tua salute, le domande che ti invia ogni giorno un tuo contatto "speciale". Si chiama Dress ed è un interlocutore virtuale. A metterlo a punto sono stati il Data Learn Lab - il laboratorio che unisce l’eccellenza del Cnr a quella dell’Istituto di Fisiologica clinica - e la Fondazione Monasterio.

Lo scopo con cui Dress nasce è duplice: tu, cittadino, conosci i rischi reali di contagio da Covid 19 e loro, sanitari e ricercatori, raccolgono dati, li analizzano e ne fanno una base di studio statistico ed epidemiologico. Una forma di medicina partecipativa in cui il cittadino non è "utilizzatore finale" di servizi, ma contribuisce in prima persona a definirli quei servizi, in base ai suoi bisogni di salute.

A spiegare il funzionamento di Dress , ieri mattina, in sala consiliare, sono stati i suoi creatori, la dottoressa Michela Franchini, la dottoressa Stefania Pieroni, gli ingegneri Daniele Della Latta e Nicola Martini. Sono loro a chiarire che Dress stima i rischi reali di contagio da Covid 19 sulla base di un algoritmi validato scientificamente, algoritmo che "elabora" le infomazioni fornite direttamente dal cittadino. Ciascuno di noi, quindi, attraverso il sito di Data Learn Lab (www.datalearnlab.it) può accedere a Dress. Unica condizione necessaria: avere scaricato l’applicazione di messaggistica Telegram attraverso la quale Dress opera e invia notifiche. Al cittadino, nella totale garanzia dell’anonimato, viene richiesta una serie di informazioni relative all’età, al sesso e alla geolocalizzazine (perché i rischi variano nelle varie regioni del paese anche in relazione ai casi complessivi individuati). Vengono poi posti quesiti che attengono alla sfera psicologica per comprendere l’obbiettività delle risposte e realtivi all’anamnesi, ad eventuali sintomi presentati negli ultimi mesi e nel periodo di studio, quindi per 30 giorni il cittadino riceve un massimo di 7 domande quotidiane. Domande che variano a seconda delle precedenti risposte, identificando percorsi e profili personali.

Nel caso si evidenzino rischi alti di contagio, è lo stesso Dress ad invitare a contattare il medico di base. Medici di base che alla realizzazione del sistema, insieme ai pediatri, hanno dato un contributo reale. Possono "inserirsi" nella piattaforma e contribuire loro stessi alla raccolta di dati e informazioni. Il cittadino che accetti di rispondere alle domande e di "partecipare" allo studio, conoscerò i reali rischi di contagio e contribuirà alla raccolta di dati e alla definizione di un modello che - spiega la dottoressa Franchini - potrà essere utilizzato anche per il monitoraggio e lo studio di altre patologie. Già al vaglio , infatti,un Dress pink - per raccolta dati e valutazione del rischio di tumore al seno - e Dress lipidoncology per lo studio delle correlazioni tra tumore e malattie cardiovascolari. Un sistema esportabile, quinidi, e che si inserisce - come sottolinea il dottor Massimo Angelotti - nel percorso di medicina della iniziativa. Un modello per cui è la sanità che si avvicina al paziente, a quello cronico in particolare, per invitarlo alla cura e non viceversa. Una forma di prevenzione "secca", rivolta a chi non presenta ancora sintomi di patologia. Con un ruolo partecipativo del cittadino nella cura e nella definizione di modelli di salute.