Pistola puntata in faccia al parroco per prendere i soldi della canonica

È uno degli episodi contestati alla banda di “finti carabinieri” che svaligiavano le case. Concluse le indagini preliminari

MASSA. Vestiti da carabinieri entravano nelle case. Minacciavano i proprietari con il manganello, li prendevano alle spalle, a spinte e li costringevano a consegnare loro gioielli e soldi. A volte impugnavano la pistola: l’hanno perfino puntata al petto a un parroco, don Ivo Ercolini di Casone (alla Partaccia) per portare via tutti i soldi che aveva in canonica.

I fatti risalgono un periodo di tempo che va da nove a dieci anni fa. Solo adesso si sono concluse le complesse indagini preliminari coordinate dal procuratore Marco Mansi a carico di dieci persone, una banda che ha agito in tutto il territorio: da Massa a Fossola, fa Capezzano Pianore a Livorno, fino ad alcune località del nord Italia. Un modo di agire quasi sempre identico: travisati da carabinieri si presentavano nelle abitazioni accampando delle scuse. Poi entravano, li spintonavano e li minacciavano (pistola alla mano) per portargli via tutto.

Parroco minacciato

È successo a Marina di Massa, in località Casone il 17 dicembre del 2010. Due delle persone finite nell’elenco degli indagati (e per cui si sono concluse le indagini), Devis Glaudi, di Carmagnola e Bruno Demetrio di Pinerolo, hanno puntato la pistola al volto e al petto del parroco, don Ivo Ercolini. Lo hanno fatto nella sua casa, in canonica. E si sono fatti consegnare i soldi che erano in canonica.

I colpi a Massa
Un altro colpo. Un’altra notte di terrore, questa volta in una abitazione a Mirteto. È successo il 3 gennaio del 2011. Ad agire Nicoleta Serban, della Romania, David Claudi, Mirko Demetrio e Giuseppe Esposti, entrambi residenti a Pinerolo.

I quattro si sono introdotti nella casa di Mirteto vestiti da carabinieri: hanno minacciato il proprietario e si sono fatti consegnare 1. 610 euro in contanti. Il 16 febbraio del 2011 si registra un altro colpo, sempre nel territorio apuano. Questa volta Davis Gluadi e Agostino hanno agito a Marina di Massa, in via Puliche. Anche in questa occasione si sono presentati alla porta di una abitazione vestiti da carabinieri. Una volta entrati hanno minacciato le due donne che erano all’interno con un manganello. Si sono fatti consegnare oro e preziosi per 5mila euro e due assegni. Poi si sono allontanati, sempre brandendo il manganello con cui avevano spaventato le due donne.

Il furto delle fedi
La banda dei rapinatori ha agito anche a Carrara. Il 28 febbraio di nove anni fa Bruno Demetrio e Manuele Colombo, si sono presentati, come carabinieri, in una abitazione di Fossola. Hanno trafugato due fedi in oro giallo, del valore di 200 euro. Un colpo da poco, compiuto sempre con addosso la divisa dell’Arma. Era con questa che la banda riusciva a carpire la fiducia, a farsi aprire la porta di casa: quelle case, perché sono state davvero parecchie, dove poi entravano per portare via oro, gioielli e anche le fedi nuziali.

Il bottino di bancomat
Stesso modus operandi. Stesso disegno criminoso. E, soprattutto, stesse divise, quelle dei militari dell’Arma dei carabinieri. Così Glaudi Davis e Giuseppe Esposti sono entrai in una abitazione di Villafranca in Lunigiana. Hanno portato via oltre duemila euro di oro e contanti. Hanno preso anche una carta bancomat e il relativo pin: in questo modo hanno potuto effettuare quattro prelievi in varie banche, di Carrara e di Marinella. Per un totale di mille euro che sono entrati a fare parte del loro bottino. Questi sono solo alcuni degli episodi (questi avvenuti tutti sul nostro territorio apuano)contestati nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. —