Mafie, allarme della fondazione Caponnetto: «Le infiltrazioni ci sono, non è solo rischio»

Secondo gli osservatori la provincia apuana è uno snodo tra gli interessi della ’ndrangheta e quelli della camorra

CARRARA. Due triangoli i cui vertici si toccano in un ipotetico snodo in provincia di Massa-Carrara. Uno, a nord, indica un’area (spezzina) a prevalenza d’interesse ’ndranghetista. Quello a sud, versiliese, con maggiore presenza camorristica. La tesi della fondazione Caponnetto, nell’annuale report sui fenomeni mafiosi, è che «Massa- Carrara sia, anche per la sua posizione geograficamente strategica, un epicentro fra le triangolazioni». E gli osservatori mettono in guardia: «Riduttivo parlare di rischio infiltrazioni mafiose. L’attuale posizione oscilla fra infiltrazione mafiosa e radicamento mafioso». Secondo quanto deducono dalla Fondazione Caponnetto bisogna inquadrare il fenomeno in modo più articolato nella sua configurazione geografica. «Trattare, pertanto, di mafia e criminalità organizzata nella Provincia di Massa-Carrara come singola entità geografica potrebbe risultare una semplificazione. In ambito criminale la Provincia è parte di una specifica macro-area, quindi da considerarsi concettualmente unita ad altre realtà geografiche per lo stesso schema criminale. Si comprende nell’immediatezza quanto risulti un contesto ben più complesso e gravido di minacce».

C’è poi la questione delle presenze: si cita ad esempio l’operazione “Drago”, che portò ad alcuni arresti a Massa-Carrara di sette persone, tra cui un ex appartenente alla cosca di Lamezia Terme dei Cerra-Giampà-Torcasio. Rimane comunque da capire, allo stato attuale, la reale connessione tra gli arrestati, le loro attività criminali e i clan calabresi.


Ciò detto, ecco cosa scrivono nel report dell’associazione. «L’operazione “Drago” condotta a Massa ha cominciato ad ufficializzare all’opinione pubblica una realtà (in verità ben conosciuta da addetti ai lavori) inquietante ma possono esserci importanti precedenti in grado di condurre a nuovi ed altri risultati investigativi contro le organizzazioni criminali e mafiose».

Il riferimento è alla presenza dei Iamonte di Melito Porto Salvo in Lunigiana. «Natale Iamonte - si legge nel report - è stato il capo storico della cosca, deceduto nel 2015. La sua comparsa in questo settore risale agli anni ottanta, quando venne mandato al soggiorno obbligatorio a Pontremoli , per poi essere collocato in un secondo momento a Desio, dove i Iamonte strutturarono un “Locale di ‘ndrangheta” radicato ed estremamente efficiente. Ecco spiegato, pertanto, un primo collegamento fra i due punti della mappa».

Gli osservatori ricostruiscono una serie di altri episodi noti attraverso la cronaca e le inchiste per poi interessarsi all’altro triangolo, quello versiliese. «I Casalesi in tutta la Toscana hanno sviluppato significativamente il settore dell’investimento , con particolare attenzione all’attività di riciclaggio. Soprattutto nella fascia lucchese-versiliese, pare abbiano utilizzato clan e uomini (esterni) per il controllo del territorio o di seconda importanza. E qui corre l’obbligo di una considerazione. Se paragonati con coloro che in gergo si identificano con “gente di Napoli e dell’hinterland”, coloro che si sono insediati in zona risultano di più basso spessore criminale». Per la Fondazione Caponnetto è ipotizzabile che tra ’ndrangheta e camorra ci sia un collegamento, un uomo che faccia da cerniera.

E poi un riferimento alle guerre tra bande. «La Provincia Apuana ha vissuto una concatenazione di eventi allarmanti che non si registravano da molti anni, legati ad uno scontro fra due gruppi criminali autoctoni, con epicentro i quartieri di Castagnara e Poggi (MS). La loro rivalità è balzata alla cronaca nazionale dopo quella che è stata definita “ la strage di natale” (2013), con due morti ammazzati dopo un accoltellamento in pieno centro a Massa. Motivazione dello scontro, il contendersi lo spaccio di specifiche piazze».

Infine uno sguardo a due accadimenti molto più recenti. Da un lato le indagini, prese in carico dalla Dia genovese, su un presunto traffico di rifiuti di Yacht “in odore di camorra” ritrovati nel territorio di Massa-Carrara. La seconda nota riguarda «un sequestro di 333 kg di cocaina pura dal Brasile. Il carico ha fatto scalo al porto di La Spezia per dirigersi a Massa-Carrara. Un ulteriore elemento che darebbe conferma delle nostre tesi sulla macro-area», concludono dalla Fondazione. —