I Grig contro l’amministrazione: «No alle cave in zona protetta»

Secondo l’associazione ecologista non ci sono i presupposti giuridici per riaprire «L’ente parco naturale vuole favorire l’estrazione o salvare le montagne?»

MASSA.«L’Amministrazione comunale di Massa ha recentemente annunciato di voler riaprire sette cave di marmo incurante di critiche e perplessità». Così intervengono i Grig, gruppi d’intervento giuridico, con un comunicato del direttivo nazionale sulla recente decisione della giunta Persiani. E di critiche e perplessità ne muovono parecchie. La riapertura avviene attraverso i piani attuativi dei bacini estrattivi (i cosiddetti Pabe) che, entro il 31 dicembre 2019, dovranno pianificare le attività estrattive in attuazione del Piano di indirizzo territoriale (Pit) con valenza di piano paesaggistico e della legge regionale 65 del 2014

Ma dove sarebbero questi siti di cava legittimamente riattivabili?L’associazione ecologista ha inoltrato ieri una specifica istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche competenti: i ministeri dell’ambiente e per i beni e attività culturali, la regione Toscana, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Lucca, il comune di Massa, il parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i carabinieri forestali, informando, per opportuna conoscenza, la Commissione europea e la procura di Massa.


In merito i Grig ricordano che «l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, in seguito a precedenti istanze del Grig , ha comunicato quali siano le cave ricadenti nelle ipotesi di esclusione dell’applicazione del divieto di cui all’art. 5, comma 1°, lett. n, del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007, con volumetrie estratte e autorizzate alla data del 31 marzo 2019.

Questa la risposta: «L’elenco delle cave ricadenti nell’ipotesi di esclusione dell’applicazione del divieto di cui all’art. 5, comma 1, lettera n) del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007 è il seguente: Cava Piastramarina, Comune di Minucciano, PCA n. 2 del 10.04.2017 (valida per 4 anni dalla data di rilascio): volumi complessivi autorizzati 158.140 m3, di cui 53.140 a cielo aperto e 105.000 in sotterraneo (l’estrazione in galleria ricade in buona parte all’interno della Zps“Praterie primarie e secondarie delle Alpi Apuane”)».

L’altra invece, scirvono in risposta, è «Cava Borra Larga, Comune di Stazzema, Pca n. 5 del 25.03.2014 (valida per 5 anni dalla data di rilascio, in scadenza a fine marzo 2019): volumi complessivi autorizzati 40.000 m3 in sotterraneo (di cui una minima parte ricadenti all’interno della Zps “Praterie primarie e secondarie delle Alpi Apuane”)».

Sono, quindi, solo due le cave escluse dall’applicazione del divieto di apertura di nuova cava o riapertura di quelle dismesse all’interno della zona di protezione speciale (Zps) che interessa l’area naturale protetta.

I Grig proseguono: «Si deve ricordare che il censimento delle attività estrattive sulle Alpi Apuane condotto dall’Università degli Studi di Siena – Centro di Geotecnologie avrebbe portato a individuare ben 165 cave attive e 510 cave inattive potenzialmente riattivabili e l’art. 113 della legge regionale 65 “l’apertura di nuove attività estrattive e la riattivazione delle cave dismesse” all’interno dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane –quali individuati dal Pit. con valenza di piano paesistico –alla approvazione di un Piano attuativo “riferito all’intera estensione di ciascun bacino estrattivo”. Tuttavia, è bene ricordare anche che è stato disposto per le zone di protezione speciale le Zps il divieto di “apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti, ad eccezione di quelle previste negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del presente atto o che verranno approvati entro il periodo di transizione” di 18 mesi».

E gran parte delle Alpi Apuane rientra proprio nella zona di protezione speciale. «In proposito - commentano i Grig - non si è compresa la posizione del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane che ha chiesto di ottenere dalla Regione un’interpretazione di manica larga per l’attività estrattiva nella Zps. Il ruolo del Parco naturale è quello di proteggere l’ambiente delle Alpi Apuane, già fin troppo massacrato dalle cave di marmo, o quello di favorire l’attività estrattiva?».

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus auspica un risolutivo intervento delle amministrazioni pubbliche competenti per l’inibizione delle attività estrattive non consentite nella Zps. —