Lorano II: e ora speriamo che la Consulta faccia chiarezza

L'avvocato Ferdinando Genovesi assiste la ditta Escavazione Marmi Lorano II

Carrara, l’avvocato Ferdinando Genovesi: bene il nuovo testo della legge regionale ma restano ancora da chiarire i temi relativi al periodo antecedente alla numero 56 del 2019

CARRARA. Di fronte alla Corte Costituzionale, a discutere di cave, ci sarà ovviamente anche l’azienda Escavazione Marmi Lorano II, assistita dall’avvocato Ferdinando Genovesi, che si è costituita al pari della Regione. Il tema del marmo torna di fronte alla Consulta a seguito del’ordinanza del Tar della Toscana, la numero 136 del 23 aprile scorso; i giudici amministrativi, in merito proprio al giudizio n. 1176/2018 promosso da Escavazione Marmi Lorano II srl contro alcuni provvedimenti del Comune di Carrara, con i quali era stata sospesa l'autorizzazione all'attività estrattiva rilasciata all'impresa, hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art 23, comma 1, lettera a) della Legge regionale Toscana n.35/2015 (Disposizioni in materia di cave); nel dettaglio, l’articolo, individuando nell'ampliamento delle volumetrie di scavo eccedenti il limite massimo di 1000 metri cubi una variazione essenziale per la quale è previsto il rilascio di nuova autorizzazione, è ritenuto in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione sotto il profilo della violazione del principio di uguaglianza perché prevede un medesimo trattamento per situazioni diverse tra loro.. In realtà, spiega in una nota l’avvocato Genovesi, «La Lorano II aveva inteso sollevare censure di legittimità costituzionale di ordine più ampio rispetto a quella rilevata dal Tar Toscana. In particolare - si fa notare - ciò che a nostro parere meritava di essere sottoposto all’attenzione è il fatto che la normativa sanzionatoria riconducibile agli articoli 21 e 23 della Legge Regionalen. 35/2015 sia stata interpretata ed applicata – anche attraverso l’emanazione di una norma di interpretazione autentica – in violazione dei principi di legittimo affidamento e di legalità dell’operato della Pubblica Amministrazione, del diritto ad un processo equo e giusto, dei limiti di competenza statali. Il Tar - aggiunge - ha tuttavia inteso sollevare una questione più circoscritta, limitata al solo contrasto dell’art. 23, comma 1, lettera a), della Legge regionale 35/2015 con l’articolo 3 della Costituzione sotto il profilo della ragionevolezza. Ovviamente - scrive Genovesi - condivido in pieno le perplessità del Giudice Amministrativo e con tale spirito ci si è costituiti in giudizio con memoria avanti alla Corte Costituzionale. La normativa regionale, infatti, prevede la sanzione della decadenza dall’autorizzazione all’esercizio dell’attività estrattiva nell’ipotesi in cui l’azienda esegua delle attività di scavo in difformità dal progetto autorizzato “che comportino varianti sostanziali di cui all'articolo 23, comma 1” (art. 21, comma 1, lettera d, L.R.T. 35/2015)». «Fra queste - prosegue - rientra per l’appunto l’esecuzione di lavori che comportino “ampliamento delle volumetrie di scavo eccedenti il limite massimo di 1.000 metri cubi” (art. 23, comma 1, lettera a, L.R.T. 35/2015). Nella determinazione di tale limite, il legislatore regionale non aveva operato alcuna distinzione in ordine alle circostanze concrete che possano determinare la difformità volumetrica (prima fra tutte la dimensione della cava), né alle circostanze concrete che l’abbiano determinata».

La nuova normativa. Con la Legge Regionale Toscana n. 56 del 5 agosto 2019 - ricorda l’avvocato Genovesi - «si è tentato di porre rimedio a tale anomalia, prevedendo che costituiscano varianti sostanziali solo le “difformità volumetriche … eccedenti il 4,5 per cento delle volumetrie autorizzate…”. A tal proposito la ditta Escavazione Marmi Lorano II S.r.l. si dichiara soddisfatta della modifica legislativa intervenuta nell’agosto 2019. Va però sottolineato che la novella legislativa lascia aperta la questione temporale di applicazione: non vi sono disposizioni transitorie di questo tenore, e la clausola generale di cui all’art. 34 del testo di legge prevede l’entrata in vigore della stessa il giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana. Ciò significa che, se il Comune continuasse nell’atteggiamento avuto a suo tempo, potrebbe per qualsiasi violazione commessa nel periodo antecedente all’entrata in vigore della nuova legge, che si sostanzi in “difformità volumetriche” superiori a 1000 mc ma inferiori al nuovo limite del “4,5 per cento delle volumetrie autorizzate” sanzionare con la decadenza dall’autorizzazione all’attività estrattiva costringendo i destinatari a nuove impugnative al Tar». A detta del legale, «Tali violazioni, invece, laddove commesse nel periodo successivo all’entrata in vigore della Legge regionale 56/2019, dovrebbero comportare le meno gravi conseguenze consistenti nell’ordine di eliminazione delle difformità e nel pagamento di una sanzione pecuniaria. In definitiva, la questione di legittimità costituzionale sollevata in via incidentale dal Tar potrebbe ritenersi superata ad opera della novella legislativa del 2019 per i soli fatti successivi all’entrata in vigore della 56/2019, mentre rimane indefinita per i fatti avvenuti nel periodo precedente». In conclusione, «Lo sforzo compiuto per porre rimedio ad una situazione veramente assurda venutasi a creare dopo la nota interpretazione delle Regione circa il concetto di perimetro autorizzato è stato uno sforzo sicuramente notevole e encomiabile ma il coordinamento tra le norme imporrebbe una rivisitazione generale del quadro che non lasci dubbi agli operatori del settore con conseguenti rischi, altrimenti, di vedersi sanzionare non per una previsione normativa ma per una nuova e/o diversa interpretazione di nuovi atti normativi». —