Scarti di cava per battere l’erosione: la nuova sfida parte da Carrrara

Il presidente di Carrara Marble Way: il marmo è come lo champagne, una eccellenza da valorizzare al massimo 

CARRARA. La filiera, quella vera. E un'economia circolare legata al marmo: quella economia in cui non si butta via nulla, partendo però da una considerazione che è quella espressa dal presidente della Carrara Marble Way Giuseppe Baccioli : «Il marmo - dice - è come lo champagne. Non bisogna estrarne tanto, e non è vero che lo si fa. Ma va considerato per quello che è, una eccellenza».

marmo anti erosione


I derivati dell'escavazione del marmo per realizzare le opere pubbliche della Toscana e per combattere l'erosione costiera. E' questa la proposta emersa al termine della giornata organizzata dalla Carrara Marble Way con i soci di Anepla, l'associazione di Confidustria che riunisce le imprese del settore cave e inerti. «La nostra missione – spiega il presidente di Carrara Marble Way Baccioli – sta tutta qua. E cioè nella scommessa imprenditoriale di dare vita a materiali che un tempo erano considerati solo uno scarto della coltivazione delle cave e che adesso, invece, potrebbero aprire nuove opportunità di investimenti e di posti di lavoro».

«Come associazione industriali riteniamo che questa sia una occasione anche per le istituzioni – spiega il presidente degli industriali apuani Erich Lucchetti – perché sarebbe una scelta giusta che per la realizzazione delle opere pubbliche della Toscana e non solo si utilizzasse materiale proveniente dal sistema delle imprese toscane di recupero e riutilizzo così che non solo si abbatterebbero i costi, economici e ambientali, a cominciare da quelli di trasporto, ma si darebbe anche una risposta concreta a chi ha investito sul recupero di questi materiali. Del resto la legislazione prevede già che nelle opere edili siano utilizzati i materiali recuperati dalle demolizioni e quindi non si capisce perché non si possano utilizzare gli inerti che derivano da una precedente lavorazione come quella del marmo».

«Penso ad esempio – aggiunge Lucchetti - che potremmo insieme alla Regione studiare e realizzare un grande piano per battere l'erosione delle coste della Toscana e per il loro ripascimento utilizzando i derivati del marmo».

i numeri

«Carrara Marble way - continua Lucchetti - è una esperienza importante per due motivi. Sia perché abbiamo capito che l'unità fa la forza, sia perché questa unità di intenti e di investimenti l'abbiamo costruita su una scommessa imprenditoriale che guarda al futuro. Infatti mettiamo al centro il riutilizzo dei derivati dalla coltivazione delle cave, che oggi possono diventare una risorsa per costruire una nuova filiera imprenditoriale e quindi diamo risposte concrete sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista occupazionale»

le sinergie

Una delle nuove frontiere in cui si sta impegnando la Carrara Marble Way è l'utilizzo dei derivati della escavazione del marmo come materiale sia di protezione che di ripascimento. «Su questo tema abbiamo costruito una sinergia con l'Università di Siena e il suo Centro di GeoTecnologie – ricorda Baccioli - Siamo una impresa giovane – conlude Baccioli – ma in soli due anni, siamo partiti nel 2017, abbiamo già fatti enormi passi in avanti sia nel recupero dei materiale dalle cave, siamo a 2 milioni di tonnellate, sia nel loro riutilizzo. Il salto di qualità ce lo aspettiamo ora dagli studi che abbiamo in corso con alcuni centro di ricerca universitari, perché la nostra scommessa è proprio quella di ridare una vita a un materiale un tempo considerato solo scarto di lavorazione».

«In Toscana - conclude - una fonte alternativa di sedimenti di origine terrestre è tradizionalmente costituita dai ravaneti: accumuli di ghiaia e ciottoli derivanti dall’attività estrattiva apuana. Questi frammenti, prevalentemente di marmo, sono stati utilizzati in ripascimenti artificiali a Marina di Pisa, San Rossore, Marina di Massa, Marina di Carrara per un volume stimato di 200-300.000 metri cubi per creare spiagge in ghiaia che hanno dimostrato una elevata stabilità anche in assenza di difese costiere». —