“Sindrome cinese”, il presidente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara: «Ho mandato tutto al Ministero»

Un'immagine dell'Accademia di Belle Arti di Carrara (foto archivio)

Antonio Passa: nessuno ci aveva detto niente. Nel Cda anche il direttore Luciano Massari chiede la risoluzione dell’accordo con la Via della Seta

CARRARA. Il caso della “sindrome cinese” sta scuotendo l’Accademia di Belle Arti, già interessato da una inchiesta della Procura partita da una serie di esposti e relativa alla gestione complessiva dell’Istituto e del personale.
Come Il Tirreno ha scritto ieri, la direttrice amministrativa Giuseppina Recetano ha sollevato una serie di dubbi sulle modalità dell’accordo - non una convenzione ufficiale - tra il direttore Luciano Massari e la Via della Seta. Le anomalie riguardano le modalità di pagamento e soprattutto la cifra che risulta trattenuta dalla società stessa. Il Tirreno via mail ha chiesto al dottor Kong Weijun, presidente dell’Associazione, di chiarire la loro posizione, ma non ha ancora ricevuto risposta.

A parlare è il presidente dell’Accademia Antonio Passa: «Nel momento in cui abbiamo ricevuto la lettera della dottoressa Giuseppina Recetano, ho convocato un Consiglio di amministrazione; anche il direttore Luciano Massari - aggiunge - ha prodotto un pro memoria dettagliato, nel quale ha ricostruito i passaggi e anch’egli ha concluso per la risoluzione dell’accordo con la Via della Seta». Il presidente comunque intende tutelarsi: «Sto scrivendo una lettera al Ministero nella quale spiego di prendere atto, come presidente e come Cda, sia delle valutazioni della direttrice amministrativa sia della memoria di spiegazioni del direttore, una lettera in cui faccio presente che non siamo un organo di polizia e quindi chiedo che sia il Ministero a darci le indicazioni sul da farsi». Il punto, ribadisce il presidente, è che di quel Memorandum «il direttore non ha mai informato il Consiglio di Amministrazione. Nessuno mi ha mai parlato di nulla. Adesso, anche il direttore chiede la risoluzione di ogni accordo con la Via della Seta: anche di questo chiedo al Ministero, come dobbiamo fare. Ribadisco: se ci avesse informato delle sue intenzioni, avrei fatto a suo tempo un interpello al Ministero nel quale chiedere come muoversi e come poterci tutelare. Aspetterò istruzioni».

Il presidente Passa e il Cda comunque hanno deliberato di condividere la decisione di interrompere i rapporti con l’Associazione La Via della Seta. La domanda che aleggia è però d’obbligo: ma se la dottoressa Recetano non avesse approfondito la vicenda del bonifico, quanto sarebbe andata avanti la storia della singolare intermediazione? Anche il direttore Massari è stato contattato dal Tirreno, ma ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

I dubbi della direttrice.
Come il Tirreno ha riferito ieri, il caso della “sindrome cinese” è esploso con la lettera lettera indirizzata da parte del direttore amministrativo facenti funzione dell’Accademia stessa, la dottoressa Giuseppina Recetano, al presidente dell’istituzione cittadina, alla direzione del Ministero Miur (Istruzione, Università), ai revisori dei conti ai componenti del consiglio accademico e ai componenti del Consiglio di amministrazione.
Tutto parte a fine agosto, quando arriva un bonifico di 21mila euro. La dottoressa approfondisce perché non è previsto che un privato possa riscuotere soldi, tanto più in assenza di un regolare contratto, a nome dell’Accademia. Parlando con il direttore e poi con uno studente, scopre che gli studenti cinesi versavano le quote di iscrizione sul conto corrente del cittadino cinese dottor Kong Weijun, titolare della Via della Seta. La risposta era stata che lo facevano perché lo chiedeva il cinese stesso sulle loro mail personali e, aggiungiamo noi, come spieghiamo a parte, lo prevedeva il “Memorandum di Cooperazione” siglato tra Massari e il dottor Weijun. Emerge così una discrepanza di soldi: agli studenti cinesi veniva chiesto di versare 3.800 euro all’Associazione; la dottoressa Recetano ha verificato che almeno sedici studenti hanno pagato un totale di 60.800 euro, ma all’Accademia ne sono andati solo 21mila. Gli altri 39.800 euro a quale titolo sono stati trattenuto dall’Associazione Via della Seta? Quanti altri studenti cinesi hanno pagato per un’accoglienza non prevista da accordi ufficiali validati dal Cda dell’Accademia? Il direttore Massari come detto ha preso le distanze dal Memorandum che aveva sottoscritto, ora vediamo cosa deciderà il Ministero. —
M.B.

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