Infermieri e iscrizioni all’albo La Uil: «L’Asl paghi la quota»

Il segretario Claudio Salvadori dopo una sentenza del giudice di Pordenone: «Anche azienda e Fondazione Monasterio si adeguino. Così eviteranno le cause»

Massa. Gli infermieri sono iscritti ad un albo e l’iscrizione a quell’albo la pagano. La Uil da anni sostiene che nel caso l’infermiere lavori in esclusiva per un’’azienda sanitaria, a pagare la quota deve essere quella stessa azienda. Adesso a dare ragione al sindacato arriva una sentenza del giudice del lavoro di Pordenone. E la Uil invita Asl Toscana Nord Ovest e e Fondazione Monasterio ad aprire un tavolo sul tema.

«Gli infermieri che lavorano in esclusiva per l’azienda sanitaria, ente pubblico, hanno diritto al rimborso della quota di iscrizione obbligatoria all’albo professionale tenuta dal collegio Fnopi, così come tutti gli operatori sanitari iscritti ai relativi albi. Stavolta - scrive il segretario della Uil Fpl, Claudio Salvadori - c’è una sentenza a darci ragione. Una decisione destinata a fare la storia del settore, pubblicata pochi giorni fa dal tribunale di Pordenone. Chiediamo ad Asl Toscana Nord Ovest e Fondazione Toscana Gabriele Monasterio di organizzare al più presto un incontro e trovare un accordo a favore dei lavoratori, evitando così lunghe, inutili e dispendiose cause legali». Salvadori è venuto a conoscenza del recente dispositivo emesso dal giudice del lavoro del tribunale di Pordenone nella causa che ha visto gli infermieri vincere contro l’azienda sanitaria locale Ass5 Friuli Occidentale e ottenere il diritto al rimborso della tassa di iscrizione all’albo e collegio Ipasvi.

«Già in passato, come Uil Fpl, avevamo discusso con l’azienda di questa possibilità senza però riuscire a venirne a capo. Stavolta un giudice mette le cose in chiaro - prosegue Salvadori - Partendo da una sentenza del Consiglio di Stato, riferita agli avvocati, per estensione ribadisce che quando sussista il vincolo di esclusività, l’iscrizione all’albo è funzionale allo svolgimento di un’attività professionale svolta nell’ambito di una prestazione di lavoro dipendente. Pertanto la tassa rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività che dovrebbero gravare sull’ente che beneficia in via esclusiva dei risultati di tali attività. Fino a oggi tutte le richieste in tal senso sono rimaste inevase ma per la Uil Fpl si deve aprire un nuovo tavolo di discussione. Vogliamo affrontare responsabilmente l’argomento con tutte le dirigenze degli enti interessati, in primis la Usl Toscana Nord Ovest – sottolinea ancora il segretario Uil Fpl -. Per quanto ci riguarda abbiamo già iniziato ad attivarci su tutti i fronti: incontri con gli iscritti, preparazione dei moduli per chiedere il rimborso della tassa di iscrizione all’albo professionale. Abbiamo dato mandato allo studio Azzari di inviare una lettera di richiesta di incontro all’azienda sanitaria, coinvolgeremo poi gli altri studi legali che collaborano con noi. Siamo consapevoli - Salvadori entra nel tecnico - che si tratta solo del primo grado di giudizio e fino alla Cassazione non si può mettere la parola fine. Tuttavia crediamo anche che una lunga battaglia legale potrebbe essere controproducente per l’azienda stessa perché alla fine si potrebbe arrivare ad avere pure risarcimenti retroattivi milionari, considerando il fatto che l’iscrizione di media costa dagli 80 ai 100 euro all’anno a infermiere e sono coinvolti centinaia di professionisti. Speriamo - conclude Salvadori - di poter attivare un tavolo di discussione il prima possibile per raggiungere un accordo con l’azienda alla luce della recente sentenza». —


 

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