Tentò di sgozzare la ex compagna, condannato a 9 anni e 4 mesi

La aggredì sul lungomare di Marina, fu catturato dopo una notte in fuga. Non le recise la carotide per un solo centimetro

MASSA.Era maggio, una notte calda di maggio a Marina di Massa, macchiata di sangue. Sulla strada era rimasta una donna, ex compagna di Petro Placa, che le aveva squarciato la gola. Un anno dopo, per quei fatti, arriva una condanna dura per l’uomo: nove anni e quattro mesi di prigione, col rito abbreviato. Tentò di uccidere, non di ferire. E solo il caso volle che quella ferocia non strappasse alla vita la donna.

A pronunciare la sentenza è stato il gip Dario Berrino. Placa, difeso dagli avvocati Roberto Iacopetti e Carlo Pellerano, ora dovrà scontare la pena. E se non avesse scelto il rito abbreviato avrebbe rischiato una condanna anche superiore.


Le indagini nel maggio scorso furono condotte dagli agenti della squadra mobile, guidati dal vice questore Antonio Dulvi Corcione. Nonostante un orrendo taglio che le attraversava la gola da parte a parte, la donna riuscì a trascinarsi per qualche metro a chiedere aiuto a uno sconvolto bagnino che stava aspettando degli ombrelloni. Si preme la gola coi palmi, mentre le energie le colano via dal corpo come il sangue che le mani non riescono a fermare. Poi sviene.

Caccia all’uomo per una notte, le volanti lo beccano la mattina dopo. Si era andato a nascondere in un parco. A riconoscerlo è l’aggredita, portata in ospedale e salvata dai medici. Le hanno dato qualcosa come settanta punti, è sotto choc, ma nonostante tutto ha confermato agli agenti che quel 50enne che avevano trovato aveva provato a ucciderla. Per una relazione finita, per i soldi che lei non voleva dargli più e che lui ancora le chiedeva.

«Un centimetro in più e le avrebbe tagliato la carotide», scrisse nel referto il medico del pronto soccorso. Anche il fatto che addosso gli avessero trovato un taglierino ha orientato in maniera decisa gli investigatori verso l’ipotesi del tentato omicidio. E quello è stato il capo d’imputazione per il quale è stato condannato Placa di fronte al giudice.

Lui aveva raccontato di averla aggredita con un collo di bottiglia che fu effettivamente ritrovato vicino alla scenda del crimine. Ma la ferita sul collo della dona, molto netta e precisa, era compatibile anche con un taglio da lama.

L’uomo non ha mai ritrattato durante il processo, non si è scusato per il suo gesto. Di fatto, non ha mai parlato. C’era anche il limite che non conosce la lingua, ma segnali di pentimento non sono mai arrivati. E non ha nemmeno versato un risarcimento, anche minimo, per la parte lesa. La donna per un periodo è stata anche sotto protezione in una struttura, poi durante il processo ha deciso di costituirsi parte civile, assistita dall’avvocato David Giovanni Cappetta. La pm Roberta Moramarco ha rappresentato l’accusa e in aula, durante la requisitoria, la sua richiesta di condanna è stata anche più dura: 12 anni.

Il giudice ha anche stabilito una provisionale e ha subordinato gli eventuali benefici sulla pena al pagamento della provisionale. —
 

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