Michele Monfroni, la scultura nel sangue. Due sue opere premi speciali di Viva la Pizza

Figlio d’arte, ha il laboratorio lungo la strada che porta al paese di Codena 

Il personaggio.
È nato con lo scalpello in mano, da sempre respira l’arte, la scultura ce l’ha nel sangue. Michele Monfroni ha 47 anni, e mostra con orgoglio la foto che ritrae suo padre, Luciano, mentre dona a Papa Giovanni Paolo II un ritratto in marmo; Michele è lì, presente, aveva 6-7 anni: «Non posso dimenticare quel giorno - racconta ancora emozionato - il Papa mi mise la mano sulla testa in segno di benedizione. Una meravigliosa giornata».



Michele Monfroni, artista, scultore, ma anche artigiano, è una fucina di idee. La sua ultima scoperta sono i pezzi di albero, radici o rami, che il mare restituisce dopo una mareggiata. «Hanno già dentro di sé la figura, basta una piccola aggiunta»: e ci mostra un’aquila, composta da un base di legno recuperato e marmo, geniale.

Un’eccellenza di Carrara che ha deciso di aderire al gioco del Tirreno “Viva la Pizza”, grazie al coinvolgimento di Confartigianato Imprese di Massa-Carrara, nelle persone del presidente Sergio Chericoni e del direttore provinciale Gabriele Mascardi. Michele Monfroni offrirà un premio per la premiazione di tappa, fissata per lunedì 20 maggio alle 11.30 nel suo grande laboratorio di via Meucci (la via per Codena) e un altro, per la cerimonia finale, che sarà nella prima quindicina di giugno. Il premio finale sarà una sorpresa, mentre per la tappa intermedia, il primo classificato potrà avere un piatto di marmo lavorato in modo artistico da Monfroni. Ma di questo avremo modo di riparlarne.



Racconta Monfroni: «La mia prima scultura fu un topolino, avevo sette anni. In modo professionale, faccio questo lavoro da quando avevo diciannove anni, dopo il diploma alla scuola del marmo, ma ovviamente sono sempre stato a fianco di mio padre. Apro una parentesi sulla scuola del marmo: io ho fatto cinque anni, ho appreso varie nozioni, non posso che parlarne bene. Però attenzione, ai tempi di mio padre era un’altra cosa: era scuola e apprendistato insieme, credo che è lì che si deve tornare. Perché se al pomeriggio, per cinque anni, io avessi uno studente da portare avanti, con una vera alternanza scuola-lavoro, allora certamente avrei molte motivazioni per assumerlo dopo il diploma. E come me penso molti altri». Attualmente, sta lavorando a vari progetti insieme: «Da quando nel 2007 abbiamo fatto questo investimento, è cambiato tutto: ho spazio, posso lavorare a più sculture contemporaneamente. Se mi viene un’idea, corro a metterla in pratica». All’ingresso, ecco Le Tre Grazie di Canova, in marmo statuario; il modello in gesso arriva da... Pietrasanta: «Lì li affittano... Qui no. Se l’Accademia facesse delle copie dei suoi gessi, e li affittasse». Non usa robot, fa tutto a mano: «Un giorno chissà, potrei anche comprarne uno, ma per sbozzare, la scultura per me deve essere fatta a mano, altrimenti è un’altra cosa».



Insomma, sia il piatto che il premio finale saranno opere d’autore, non riprodotte da un robot.

Le Tre Grazie che sta realizzando in marmo statuario, andranno ad abbellire una villa sul viale a Carrara. Una grande statua di una signora, con indosso solo un asciugamano, andrà invece a bordo piscina di una villa di Parigi. Il gruppo di solidi, una composizione già pronta in giardino, è destinata a Liegi, in Belgio. «La porterò nei prossimi giorni. L’ha ordinata un turista che era qui di passaggio, in un ristorante a Carrara gli hanno suggerito di venire qui. Mi ha fatto piacere...». Monfroni è attivo anche sul web, ha due siti: www.marmomonfroni.it e www.sculturamonfroni.it —