Omicidio, la Cassazione rimanda a processo due agenti all'epoca in servizio alla Stradale di Pontremoli

Sarzana, nel gennaio 2012 fu ucciso uno spacciatore in fuga nei pressi del casello di sarzana 

MASSA CARRARA. Erano stati accusati di omicidio. Assolti in primo grado alla Spezia per insufficienza di prove, avevano subito una condanna in appello a Genova, ad un anno e quattro mesi con la condizionale, solo per aver mentito nel ricostruire i fatti.. Ora la Cassazione ha riaperto il caso, annullando l’assoluzione dall’accusa di omicidio.

Torneranno in aula per la terza volta i due poliziotti spezzini della stradale, all’epoca dei fatti in servizio alla Stradale di Pontremoli, accusati per la morte di un pusher, avvenuta la notte del 16 gennaio del 2012, nei pressi del casello di Sarzana.


La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Procura di Genova e della famiglia dello spacciatore rimasto ucciso nel drammatico inseguimento sull’autostrada. Al contempo ha respinto i ricorsi dei due poliziotti, Alessandro Mainardi e Roberto Bergamaschi, che chiedevano un'assoluzione piena. Erano di pattuglia insieme, quando tre uomini non si fermarono all’alt, gettando a terra tre etti di eroina. Ci fu un inseguimento. Quando la Volvo in fuga si fermò, e Karim Talbi scappò a piedi, spararono. Fu – dissero – per fermarlo. Solo che morì. L’allora procuratore spezzino Luca Monteverde chiese 14 anni di condanna. Contestò l’omicidio ma anche il falso, perché i due poliziotti parlarono di un presunto quarto uomo, che non c’era.

In tribunale alla Spezia furono assolti, perché non fu trovato il bossolo e non era chiaro chi avesse ucciso. A Genova pesò il pasticcio delle dichiarazioni a caldo, incongruenti.

Ora – a fronte della sentenza di Cassazione – sarà la Corte di Milano a ricostruire cosa accadde quella notte. I giudici di Roma hanno ritenuto fondati i ricorsi della Procura generale di Genova e della famiglia del Talbi, che si è costituita parte civile. Sono stati individuati nell’assoluzione diversi «errori di diritto». In merito al reato in concorso, la Corte di Genova aveva assolto i poliziotti non individuando intenzione di uccidere. La famosa frase incriminata detta da uno all’altro, «se lo prendiamo, lo cricco», sarebbe stata solo una esternazione di esasperazione, e comunque – secondo i giudici liguri - l’azione fu fulminea, tanto che i due «non ebbero il tempo di coordinarsi e concordare di uccidere».

La Cassazione afferma invece che «la volontà di concorrere non presuppone necessariamente un previo accordo, o un accordo esplicito», per cui è un errore di diritto, l’escludere che ci sia stato concorso di reato solo per mancanza di tempo. Ulteriori errori di diritto sono stati individuati nel passaggio in cui la Corte di Genova aveva parlato di «incertezza della provenienza del colpo mortale»: non sapere chi uccise, «non esclude a priori la corresponsabilità». Ulteriori violazioni sono state individuate nell’omessa motivazione sull’eventuale concorso morale, non essendosi opposto uno dei due all’azione dell'altro, e sull’elemento psicologico del reato. Se anche non concordarono il reato, avrebbe dovuto essere presa in esame in via subordinata l’ipotesi della cooperazione colposa o del concorso colposo nel delitto doloso. 


 

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