L'erosione degli alberghi: la caduta delle stelle sulla costa apuana

A sinistra l'ex hotel Bellamarina, a destra i lavori fermi per la costruzione dell'hotel Mediterraneo (foto Claudio Cuffaro)

In venti anni le strutture nella provincia di Massa Carrara sono dimezzate, le piccole e medio imprese hanno subito l'impatto delle trasformazioni e della crisi più di altri. Ma, per apparente paradosso, sono aumentati i posti letto complessivi con le strutture extralberghiere: affittacamere e B&b. Una mutazione genetica. Ecco il viaggio tra i non-morti del turismo sulla costa, tra scheletri, zombie e si spera, qualche fenice

MASSA CARRARA. L’erosione della costa divora le spiagge apuane, le riduce a una striscia granulata tra mare e città. Ma c’è un altro fenomeno, molto meno naturale e ben più economico, che divora la costa: l’erosione degli alberghi. E se l’erosione costiera sta divorando Marina di Massa con passo ben più deciso che a Marina di Carrara, la scomparsa degli alberghi non fa distinzione tra le due città: arriva come la marea, porta via tutto, lascia pochi coraggiosi ancora in plancia di comando. Dietro la reception ad accogliere i clienti.

Si potrebbero annunciare come a un funerale i nomi delle attività chiuse sul litorale: pensione Anna, hotel Maestrale, hotel Margherita, villa Irene, hotel Milano, hotel Garden. E così via, elenco lunghissimo. Ogni nome tre colpi a salve per aria, come nei funerali dei caduti sul campo di battaglia. E non ci sono solo i cadaveri delle strutture dismesse, accanto a loro anche i fantasmi. Il Marble Hotel, l’hotel Mediterraneo: specialità di Marina di Carrara, incompiute che da anni – il  Marble da 30 – aspettano di essere costruite o ultimate in un valzer macabro tra imprenditoria e amministrazioni. Una marcetta funebre - un, due, tre – sullo spartito del turismo.

La mappa e i video delle strutture chiuse

Cliccando sui numeri della mappa attiva i video reportage dalle strutture chiuse o mai aperte

I NUMERI: CHI SI SALVA E CHI NO

La Camera di Commercio da anni accumula e mette insieme i dati sul turismo. Sono piccole tabelle impietose, con i numeri dal 2005 al 2017, che raccontano di una moria graduale ma continua e di una mutazione genetica delle attività sul territorio. Si prenda il caso degli alberghi a 1 e 2 stelle, la prima linea del turismo, le attività dove chi va chi ha poco da spendere. Nel territorio di Carrara nel 2005 gli esercizi aperti erano 11, dodici anni dopo ne rimangono 7. Va peggio, molto peggio, a Massa: dai 45 della data presa in considerazione, che sarà sempre il 2005, si è verificato un vero e proprio dimezzamento: nel 2017 le attività ancora aperte erano solo 22.

Molto meglio per gli alberghi a 3 stelle e le residenze turistico alberghiere. A Carrara si mantengono costanti negli anni, sono 4 dal 2015 a oggi. Massa ne perde qualcuna per strada: parte con 53, arriva al picco più basso nel 2012, quando tocca quota 48, per poi risalire pian piano fino alle 51 di un paio di anni fa.

Chi tiene, anzi pare anche godere di buona salute nel medio periodo, è la fascia alta: 4 e 5 stelle. A Carrara nel settore c’è solo un’attività: così era nel 2005, così è oggi. A Massa, dalle 3 del 2015, si è passati alle 5 del 2017. Un incremento di due attività, anche se va tenuto conto, per questo come per gli altri dati elencati, che si tratta di rilevazioni su tutto il territorio. Non solo sulla fascia costiera.

Mutazione genetica”, si è detto. A conferma di questa trasformazione ci sono le parole dell’ultimo report sul turismo della Camera di Commercio: Arriva un grande sostegno dagli esercizi complementari che crescono in tutte le tipologie principali, con un exploit in special modo nei B&B e case per ferie (+38%) e negli alloggi privati. E’ andata molto bene anche la stagione per i campeggi (+8%) e gli agriturismi (+7%). E sul versante alberghiero? “Volano le presenze negli hotel a 4 stelle (+25%) – conferma l’istituto -  e, dopo diversi anni di crisi, in quelli a 2 stelle (+27,5%), mentre la fascia delle 3 stelle soffre (-9%), per un forte venir meno dei connazionali (-13%)”. Sono i dati sulle presenze ufficiali nel 2017.

Insomma, chi arriva cerca altro, salta l’intermediazione delle agenzie (da tempo) e spesso preferisce l’affitto di una casa o una soluzione “leggera”, come i B&B, piuttosto che l’esperienza alberghiera vecchio stampo. A dirlo sono ancora i dati, freddi e impietosi, della Camera di Commercio: meno 633 mila presenze ufficiali dal 2000 (-36%), di cui -175 mila nell’alberghiero (-28%) e -458 mila negli esercizi complementari (-41%). “Nessun territorio locale si salva da questa debacle, nonostante la ripresa dell’ultimo anno, con Massa che si porta dietro il fardello più grande, con una perdita di 574 mila presenze turistiche che va a determinare il 90% delle perdite provinciali”.

Basti pensare che in tutta la Provincia, dal 2000 a oggi, ha chiuso una struttura su quattro. Eppure non sono diminuite le attività ricettive. Anzi: “dal 2000 del +58% ed i posti letto del +5%, grazie soprattutto all’esplosione dell’extralberghiero, ed in particolare dei B&B e degli Agriturismi (per entrambe le tipologie, più che raddoppiate le strutture e quasi triplicati i posti letto), nonché alla forte emersione degli alloggi privati e case per ferie e vacanze”.

MARINA DI CARRARA: SCHELETRI, ZOMBIE E CADAVERI

Uno scheletro si aggira per Marina di Carrara: è lo scheletro del Marble Hotel. Da sogno a incompiuta è un attimo – si fa per dire, sono 30 anni dalla prima pietra – e per l’albergo nato sull’onda dei finanziamenti per il mondiale Italia ’90 il destino di “vorrei, ma non posso” potrebbe essere dietro l’angolo. L’allora ministro del Turismo e dello Spettacolo, Franco Carraro, volle finanziarlo con otto miliardi di lire (ne furono erogati soltanto due), come struttura ricettiva per i tifosi che da tutto il mondo sarebbero arrivati per vedere i mondiali. Allo Stadio dei Marmi di Carrara? Ovvio che no. Lo stadio più “vicino” era a Genova, ad oltre 100 chilometri di distanza.

L'erosione degli alberghi - Il Marble Hotel (Marina di Carrara)

L’albergo è stato costruito subito dopo l’uscita del casello autostradale, scelta strategica forte si dirà, peccato però che si siano dimenticati di fare una via d’accesso. L’unico modo per raggiungerlo è una via laterale e malmessa, non proprio da hotel a 4 stelle. E come ogni incompiuta, ogni anno salta fuori qualcuno che annuncia: “è fatta, ora si riparte”.

Per il 2019 l’annuncio lo ha fatto l’assessore ai lavori pubblici della giunta 5 stelle Andrea Raggi «Il Ministero ha dato il via libera al progetto esecutivo per quel che riguarda la rotatoria che la Salt dovrà realizzare nei pressi dell’ingresso dell’autostrada. A breve verrà indetta la gara». E si parla di gestione da parte di qualche grande catena che, già in passato, si era fatta avanti per la struttura ricettiva a pochi metri dal mare. A parole, “la volta buona”.

Meno ottimismo per la realizzazione dell’hotel Mediterraneo, in mano all’imprenditore della Porto Spa Enrico Bogazzi. Da dieci anni i lavori sono fermi alle fondamenta, una mano che affiora dal terreno sporco e acquitrinoso: ecco lo zombie.

L'erosione degli alberghi - Hotel Mediterraneo (Marina di Carrara)

Partito come progetto faraonico per mano dell’architetto Mario Botta,  poi rivisto con meno grandiosità e  una parte della metratura destinata alle Rta (residenze turistiche alberghiere). Nell’ultimo incontro tra costruttore e amministrazione la parziale marcia indietro della Porto: meno Rta (le residenze turistiche alberghiere che in un primo tempo dovevano, secondo i progetti della proprietà, diventare mini appartamenti) e più metratura per negozi e uffici. Insomma, meno spazio all’accoglienza e qualche concessione allo shopping.

E qui, si chiude con scheletri e zombie. E si passa, purtroppo, a chi non c’è più. Pian piano negli anni ad arrendersi sono state le strutture più piccole, quelle che come visto hanno retto peggio l’impatto delle trasformazioni. A conduzione familiare o piccole società, non sono riuscite a tenere il passo con le trasformazioni strutturali e d’immaginario del comparto turistico.

Due casi a pochi pasi. Nel dicembre del 2011 chiudeva i battenti, per più non riaprirli, una storica attività del litorale: l'albergo Margherita, un due stelle a pochi passi dal mare e dai negozi, tra via Venezia e via Rinchiosa, condotto dalla famiglia Bocchini per decenni. Ora  c'è sempre l'insegna che conferma che lì ci fu un albergo. Ma nessuno si è fatto sotto, soldi in mano, per rilevarlo. E le finestre rimangono chiuse.

Pochi passi più in là c’è la pensione Anna, altra gestione familiare, chiuso da qualche anno. Le recensioni su Trip Advisor raccontano di “un balzo indietro di trent’anni” all’ingresso nella hall. Una delle meno caustiche titola: “Da abbattere”. Anche qui, come nel caso degli alberghi vecchi, le ristrutturazioni per portare agli standard odierni hanno probabilmente scoraggiato gli acquirenti dopo le chiusure, mentre chi gestiva non è riuscito ad avere abbastanza liquidità da fronteggiare gli adeguamenti necessari e le trasformazioni della domanda.

Desolante, ma simile, anche il caso dell’Hotel Maestrale. Chiuso dall’inizio degli anni dieci, soltanto il cartello della vigilanza ricorda che qualcosa di vitale è avvenuto da queste parti. Siamo alla Fossa Maestra, sulla via che porta alla Liguria. E il Maestrale è l’ultima propaggine di un tentativo turistico naufragato e che non sembra in grado di risollevarsi.

L'erosione degli alberghi - Hotel Maestrale (Marina di Carrara)

MARINA DI MASSA E IL DECLINO

“Se Atene piange, Sparta non ride”. E qui, la parte di Atene in effetti, tra le due Marine spetterebbe a quella Massese. Più strutture, vocazione turistica più forte, diversificata tra campeggi, pensioni e alberghi, Forte dei Marmi a un tiro di schioppo, gli anni settanta, gli anni ottanta…e il riflusso. Il turismo popolare, di massa, da tempo non abita più qui. In una Marina che ancora si riempie durante l’estate, ma che ha visto delle trasformazioni tali da far sembrare tutto diverso. La modernizzazione dei servizi zoppica, quella delle strutture altrettanto e nel mentre l’extralberghiero ha piantato solida la sua bandiera. Affittacamere e B&b volano, gli altri cercano di atterrare sul morbido.

Simbolo dei simboli è Villa Irene. Un gioiello  architettonico  immerso nel verde della lunghissima via delle Macchie, prende il nome da Irene, moglie dell’esule polacco Alexandre De Guttry. Qui hanno mangiato e discusso Calamendrei, Maccari, Pannunzio, Ungaretti, Bobbio, Guttuso. Struttura magnificente per l’epoca: campi da tennis, piscina, fu la prima in città a guadagnarsi la quarta stella. Ora l’apocalisse. Scenario da post estinzione della razza umana, tra lattine di birre d’infima qualità all’ingresso, rifiuti, bidoni mangiati dalle fiamme. Dentro il rifugio di marginali, piccoli criminali che spacciano, qualcuno che vagabonda in cerca d’emozioni o droghe. Un investimento qui costerebbe una marea di soldi, difficile dire se i ricavi varrebbero poi l’esborso. E dire che negli anni ’80 il Club Med ci aveva messo gli occhi su.

L'erosione degli alberghi - Hotel Milano (Marina di Massa)

Spostandosi in centro, tra i caduti, va ricordato l’Hotel Milano. Uno degli angoli del quadrilatero degli alberghi che “recintavano piazza Betti”: Tirreno, Torino, Italia e appunto Milano. Due sono rimasti, due hanno chiuso i battenti. A rappresentare fedelmente quel dimezzamento delle strutture aperte negli ultimi vent’anni.

Ci sarebbe il caso dell’Eucalipto, in via delle Pinete, dove tutt’ora tante imprese del settore resistono. Figlio degli anni ’60, dal 2010 la famiglia proprietaria ha deciso di chiudere i battenti. E tutto pare essersi fermato a quel decennio, con muffa, polvere e calcinacci che si accumulano. E l’Eucalipto che sbuca dal patio d’ingresso osserva uomini e cose andare in malora. Lui, almeno, la sua insegna ce l’ha ancora.

L'erosione degli alberghi - Hotel Eucalipto (Marina di Massa)

Ed è tornando verso Massa che si trova un altro scheletro, con porte e finestre murate, perché in una città dove l’emergenza abitativa esiste è facile che qualcuno scelga gli edifici abbandonati come dimora improvvisate. Struttura da 35 camere e tre stelle, lì arrivarono i primi turisti russi. Di proprietà della Parmalat, seguì la triste vicenda societaria emiliana. E nessuno venne a bussare alla porta per riaprire i battenti. Ci sarebbero ancora altre storie: il Bellamarina, La Fiorentina e molti altri. Ma insomma, lo spartito è chiaro.

L'erosione degli alberghi - Hotel Bellamarina (Marina di Massa)

L'IDEE PER IL FUTURO

“Ehi ragazzo, vieni qua. Mi raccomando: fa la cosa giusta”. Lo dice “Il Sindaco”, il personaggio del celebre film del regista statunitense Spike Lee “Fa la cosa giusta”. Dal personaggio più bistrattato della pellicola arriva questo semplice,  forse fumoso, ma efficace consiglio.

Ed è facendo la cosa giusta probabilmente che Sabrina Giannetti, proprietaria dell’Hotel Eden a Cinquale, è rimasta sul mercato per anni, senza dovere issare bandiera bianca come tanti colleghi. Che non critica: “A fare gli albergatori, in questo tempo, forse si deve essere un po’ masochisti”.

La titolare dell'hotel Eden, Sabrina Giannetti

Gli anni novanta sono stati il momento del cambio repentino sia sulle strutture che per quanto riguardava le aspettative dei turisti. “Fino ad allora ci si portavano dietro le regole degli anni ’50, poi di colpo, il cambiamento. Norme antincendio, sicurezza, l’avvento di Internet, il cambio di prospettiva della commercializzazione. Questo ha destabilizzato e ha fatto selezione, tra strutture che potevano rimanere e altre che non sono riuscite”.

Certo, per rimanere vivi servivano i soldi. “Si deve dividere in due il capitolo sugli investimenti: gli interventi strutturali e gli interventi di gestione”, spiega Giannetti. “Antincendio e sicurezza, e tutta la normativa, è stato sulla struttura. Mentre l’avvento di Internet ha cambiato l’asse per quanto riguarda la commercializzazione. Erano novità, bisognava fare o imparare a fare”. E servivano soldi. “Alcune cose sono arrivate dall’intuizione – spiega ancora Giannetti – poi c’erano cose che stavano venendo avanti e che bisognava affrontare. CI fu l’occasione di Itali ’90, dove c’erano delle agevolazioni per chi presentava un progetto. Noi non riuscimmo a ottenerle, ma in quegli anni si sbloccarono alcuni fondi regionali e noi si fece l’intervento aiutati da questi contributi”. Giannetti sottolinea a questo proposito l’importanza del pubblico a difesa del comparto. “E’ sostanziale. Le grandi compagnie hanno accesso al credito diverso, per chi invece ha una gestione familiare potere avere degli aiuti è fondamentale.

La scomparsa della concorrenza non ha fatto granché bene a chi è rimasto. “Siamo una destinazione turistica, più il territorio può mettere sul piatto una diversificazione di strutture ricettive e meglio è. La concorrenza chiaramente ha la sua importanza, però più ampio è il paniere meglio è”.

Una visione dal futuro. “Quando si lavora si deve lavorare sempre al meglio. Lo standard di servizi di comfort che tutti noi abbiamo in casa è molto maggiore di quello che avevamo una volta. E bisogna adeguarsi. Sarebbe anacronistico fare la guerra ai B&b, è diventata una ricettività alternativa molto ricercata dalle persone. Gli alberghi fanno altro, la possibilità dell’apertura 24 ore su 24. Ci sono servizi che competono all’alberghiero. Bene però che si possa giocare tutti con le stesse regole: tutti pagano imposta di soggiorno e registrazione”.

E per il futuro? “Basta vivere e guardare i cambiamenti sul mercato. Sicuramente chi dà servizi di qualità, con personale formato, una struttura sicura e curata, disposizione all’accoglienza, non deve temere i cambiamenti che ci sono. La gente ricerca molto queste cose, soprattutto chi sceglie dimensioni come la nostra, medio piccole”. Insomma, fa la cosa giusta.