Lavori non autorizzati a Cava Romana Ascoltato un operaio

Contestate a Giorgio Turba e al geologo Massimo Corniani la violazione di norme del codice del paesaggio 

massa. C’erano una rete metallica e un telo verde a coprire un foro che per la difesa servivano per la sicurezza dei lavoratori, per l’accusa invece avrebbero nascosto un abuso nell’escavazione. Questo trovarono gli ispettori durante un sopralluogo a Cava Valsora-Palazzolo. A processo ci sono l’imprenditore Giorgio Turba, proprietario di cava Romana Srl, difeso dall’avvocato Laura Buffoni, e il geologo Massimo Corniani, difeso dall’avvocato Luca Benedetti, che secondo l’accusa avrebbero esteso l’attività estrattiva in area protetta e in difformità rispetto al piano di escavazione presentato e autorizzato.

Di fronte alla giudice Valentina Prudente compare sul banco dei testimoni un dipendente dell’azienda, Sinanai. All’uomo la pm Susan Pietrini chiede se fossero consapevoli di avere sforato rispetto ai confini stabiliti: «Sì, c’era un dubbio che avessimo sforato di una decina di metri. Ma lì si scava in galleria, era complicato stabilire il punto dove iniziava. Si sapeva che era la cresta del monte, ma non avevamo indicato un punto. Quando abbiamo capito di essere andati oltre il piano di coltivazione ci siamo fermati. E fu messa la rete metallica».


L’uomo spiega di avere avuto compiti di sorvegliante e di avere lavorato nella cava dal 2010 all’aprile del 2016. La pm continua con le domande, per chiarire meglio quale sia stato anche il ruolo dell’uomo. «Quanti tempo ci vuole per scavare dieci metri?». «Dei mesi, almeno», risponde Sinanai. E quando gli viene chiesto se fosse Turba a indicare dove scavare risponde affermativamente. «Chiese a me di fare la misurazione», aggiunge.

Ma è sulla necessità di coprire il foto con la rete metallica e poi con un telo ombreggiante che si concentra l’attenzione della pm, soprattutto riguardo l’altezza della galleria. «Quanto era alta?». Sinanai risponde che si era tra i sette o otto metri. «E voi lo avete coperto con una rete così alta? Se era soltanto per garantire sicurezza, perché non farla alta due? E così il telo». «Non era messo per nascondere - spiega l’ex dipendente - ma per proteggere, non poteva essere più bassa». E poi conferma, su domanda dell’avvocato Benedetti, di avere sentito Corniani nel periodo in cui si scavò fuori dal limite. La prossima udienza si terrà il 5 marzo. —

Libero Red Dolce