Cave e laboratori, Carrara inserita nei sei itinerari culturali

CARRARA. Carrara, le cave e i laboratori artistici nel futuro di un turismo più lento e che vira sulle esperienze.

A dirlo è Elena Sisti, Ceo di Elesta Art Travel (tour operator milanese, «disegnatori di percorsi culturali, esperienze accompagnati da esperti e visite guidate personalizzate») direttamente alla rivista Vanity Fair in un articolo dei giorni scorsi.


Il tour operator di Milano ha inserito tra le proprie offerte un "pacchetto" confezionato tutto nel territorio apuano.

«I tour sviluppati su temi e passioni personali rappresentano il vero leitmotiv del 2019», spiega allora la Ceo alla rivista e continua: «Si parte non solo per svagarsi, oggi, ma per imparare cose nuove con ritmi più lenti: i viaggi-centrifuga hanno fatto il loro tempo, cedendo il passo a uno “slow travel” adatto a compiere esperienze local, da insider, al pari degli abitanti di un territorio».

È in questa nuova tendenza che, nelle sue parole a Vanity Fair, si inserisce, tra le altre mete, anche Carrara, le sue cave e i suoi laboratori di scultura.

«Le maestranze del Made in Italy attirano viaggiatori da tutto il mondo, dai marmisti toscani delle cave di Carrara ai costruttori emiliani dei motori più veloci, finanche ai mosaicisti romagnoli o friulani», fa notare. Natura, cinematografia e tradizioni: tra i componenti individuati nella direzione in cui il turismo si sta muovendo e in cui, quindi, potrebbe finire anche l'offerta carrarese dalle cave ai laboratori cittadini».

«Quella Carrara citata sulla rivista tra i “6 itinerari culturali (alternativi) da fare nel 2019”, «quei viaggi esperienziali in cui "fare" oltre che "vedere"», scrivono; Carrara in mezzo all'Umbria e al jazz, ai motori e all'Emilia, ai luoghi dei racconti della scrittrice Elena Ferrante e a Ravenna, tra le altre destinazioni.

Poi alcuni scatti per introdurre “Il fascino del marmo di Carrara”, tour proposto da Elesta Art Travel.

Ci sono le cave e i laboratori dove quel marmo si lavora: «Avete mai curiosato nell’atelier di uno scultore per scrutarne le gesta, dalla levigatura del marmo all’inseguimento delle sue venature? – si legge – E vi siete mai chiesti da dove venga estratto questo materiale prezioso – che i Romani chiamavano marmor lunensis, il “marmo di Luni” – dalla storia secolare intrisa di sedimenti e stratificazioni?». —

Luca Barbieri

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