Roberto Pucci e la città che cambia: «Massa non è quella delle inchieste»

Il tre volte sindaco e imprenditore interviene nel dibattito dopo il nostro commento “Dove è finita Massa, quella vera?”

MASSA. È massese doc. Mortegian, per l’esattezza. Tre volte sindaco, ha governato la città per 15 anni. A Massa ci vive e ci fa pure impresa, da parecchi anni. Roberto Pucci è uno che la città la conosce davvero: geografia, dinamiche, storia. L’ha vista cambiare negli anni, l’ha vista soffrire di fronte alla dismissione della grande industria, barcollare e riprendersi. E oggi, intervenendo nel dibattito seguito al nostro commento “Dove è finita Massa, quella vera?” , Pucci guarda la città e non vede i contorni che disegnano le inchieste, non vede la città i n cui nulla funziona, dal teatro chiuso al depuratore sotto sequestro, nè all’ombra delle Apuane - e lo ribadisce a caratteri cubitali - vede la mafia .
La Dda di Genova ha fatto arresti in città. La procura parla di atteggiamento mafioso.... «Vivo a Massa da 70 anni e a Massa faccio impresa e non ho mai visto segnali che rivelino la presenza della mafia, che spaventino gli imprenditori e impediscano loro di investire. Di fronte a chi ha parlato di mafia e di omertà in città, mi sarei aspettato una reazione delle istituzioni locali, mi sarei aspettato che dicessero la loro. Io con l’immagine di una città omertosa sono in disaccordo. Ho un’idea diversa».

Non vede mafia. Ma vede cambiata la città negli ultimi anni? Le recenti inchieste non tracciano un quadro incoraggiante.

«È corretto che si facciano inchieste, ma le inchieste sono una cosa, un’altra è la verità giudiziaria».

Allora, che città è Massa?

«È prima di tutto una città che ha fatto i conti con una grande metamorfosi: ha visto sparire la grande industria. Adesso il tessuto produttivo è fatto di piccole e medie imprese. Nelle aree in cui c’erano colossi come Montedison o Italiana Coke, ci sono decine di imprese che si sono impiantate ed evolute. Purtroppo io credo che, in fase di dismissione della grande industria, ci sia stata una sottovalutazione: la definizione di area complessa di crisi avrebbe dovuta essere naturale. Invece non c’è stata e non c’è: avremmo potuto avere milioni di euro, invece abbiamo avuto pochi spiccioli. Massa, dal punto di vista economico ha sofferto e soffrirà ancora. Se vogliono dare una mano, Regione e Governo devono intervenire. Quando sono diventato sindaco per la prima volta, nel 1994, degli 8 milioni di metri quadri di area industriale, 5 erano stati svuotati e c’erano migliaia di cassintegrati. Il lavoro fatto è stato sulle spalle del tessuto economico locale. L’iniezione di milioni di euro non c’è stata».

Il commento della giornalista del Tirreno Chiara Sillicani pubblicato sul Tirreno di venerdì 18 gennaio


Un disagio economico e sociale che si è concentrato geograficamente? Cosa ha fatto la sinistra per le periferie?

«Noi di nuovi quartieri in periferia non ne abbiamo realizzati. Abbiamo piuttosto cercato di valorizzare il territorio, a partire dalla montagna. Abbiamo realizzato opere di urbanizzazione primaria».

Ci faccia un esempio?

«Le fognature e il gas in montagna. A Forno e a Resceto. Durante i miei due primi mandati sono stati spesi per la città 400 miliardi di vecchie lire. Faccio un altro esempio: abbiamo realizzato 7.000 punti luce e il depuratore Lavello 2. Durante il secondo mandato abbiamo valorizzato il centro storico e fatto i lavori nelle piazze. Il governo Renzi ha messo a disposizione i soldi per il bando delle periferie e la giunta Volpi ha definito il progetto».

Uno scorcio dei Poggi


Allora, che città siamo? Una città senza teatro per dirne una...

«Io credo che se i criteri utilizzati per chiudere il teatro Gugliemi li utilizzassero anche per altri, la Scala sarebbe chiusa. Servirebbe una sinergia tra progettisti e controllori. Mi sembra che manchi».

Massa è la stessa città che era 20 anni fa?

«Credo sia la stessa città. Però è vero che sarebbe dovuta crescere di più e non l’ha fatto. La responsabilità, però, non è delle istituzioni locali. E l’ho già spiegato».

Allora, le faccio un’ultima domanda. Perché un ragazzo o una ragazza dovrebbero rimanere in questa città? Dovrebbero sceglierla?

«Massa ha un ambiente splendido: per lavoro viaggio molto, ma di posti così non ne vedo. Da giovane salivo a fare arrampicata sulle Apuane, poi la sera scendevo e me ne andavo a fare una nuotata. Qui c’è il miglior clima della Toscana. La posizione di Massa è ottima, vicina a due aeroporti internazionali, il sistema viario è decente, c’è l’autostrada. Certo, ci manca la variante Aurelia: il progetto c’è, è della mia giunta. Se il sindaco attuale la realizzerà, lo applaudirò. Se gli altri sono bravi, io sono pronto a complimentarmi. Voglio ricordare, però, che nei primi 30 giorni del mio terzo bandato, abbiamo approvato la variante per fare l’ospedale unico».

Tiri le conclusioni: qui si viveva meglio 15 anni fa, o si vive meglio oggi?

«Beh, prima soffrivamo di più. Però avevamo anche più speranze». —

Chiara Sillicani