Un chip nel vassoio di statuario, e la filiera adesso è davvero servita

CARRARA.  Un vassoio di marmo, rigorosamente di Carrara e lavorato in loco, con i manici in legno in stile barocco che arrivano da Firenze a marca Savio Firmino (partner commerciale). Al suo interno un chip, che tramite il cellulare, permette di leggere l'intera filiera produttiva: dal marmo alla sua lavorazione fino al controllo qualità. Un filiera, in questo caso, per intero made in Tuscany.

È la traduzione, in pratica, del concetto di tracciabilità con blockchain, pensata e realizzata dal team di Apuana Corporate guidato dal carrarese Claudio Morelli. Temi che toccano da vicino la città; ma non solo: è del settembre scorso una “call” destinata a esperti di blockchain lanciata direttamente dal Ministero dello sviluppo economico (Mise) a livello nazionale. «All'inizio pensavamo di candidarci per il servizio di tracciabilità sui blocchi per il quale il Comune ha emesso un bando, ma riteniamo che le parti in causa non siano pronte per un concetto così forte; alla base del nostro sistema di tracciabilità c'è la volontà da parte di chi lo usa di farsi tracciare, perché vede nella certificazione d'origine un valore aggiunto».

«Per una volta mentre gli esperti del Mise studiano, Carrara ha già una soluzione - continua - La portata di quello che abbiamo realizzato con tanti sacrifici ma senza risorse è la dimostrazione che le cose più importanti non possono essere ricondotte ad un mero tornaconto economico, così stiamo valutando la possibilità di pubblicare il meccanismo con una licenza Creative Commons SA, come succede per i codici sorgente del software libero (Linux per intenderci); per salvaguardare la nostra proprietà intellettuale, proteggendo l'idea dalla speculazione, poi se qualcuno vorrà implementarlo per se, o per altre imprese sarà liberissimo di farlo, citando la fonte».


« Il progetto nasce da un'intuizione del settembre 2017- spiega Morelli - non sapevamo nemmeno esistesse la blockchain e pensavamo di usare una serie di caselle pec per registrare i cambiamenti di luogo e i cambiamenti di stato dei semilavorati lungo la filiera produttiva, codificandoli volta per volta con un codice univoco agganciato al precedente; alla fine del processo, facendo una ricerca per codice, a cascata, sarebbe stato teoricamente possibile ricostruire l'intera sequenza delle variazioni, da materia prima a prodotto finito. Non era una blockchain, ma ci assomigliava parecchio, così ho chiesto informazioni a un mio amico d'infanzia (l'ingegner Fabio Gatti, con esperienza pluriennale nel settore trasmissioni e software) che si è messo a studiare mesi e mesi con l'obiettivo di usare tutto questo a tutela del made in Italy e da lì è nato tutto. Solo grazie alla sua esperienza e al suo lavoro è stato possibile realizzarlo» Ma cos'è la blockchain? «Una vera e propria rivoluzione, prima di tutto culturale. Il meccanismo, se ben congegnato impedisce ogni tipo di contraffazione, a tutela del consumatore finale, e sposta sul dichiarante ogni responsabilità di processo in maniera inoppugnabile».