Bettogli, settimana decisiva per la vetta. L’ex comunista Bernardi: va tagliata

Fra pochi giorni il progetto in conferenza dei servizi, Legambiente difende il cucuzzolo, il consigliere: va messo in sicurezza

CARRARA. Settimana decisiva per la cresta di Bettogli, la vetta per cui è stato presentato un progetto per la messa in sicurezza che prevede il taglio di una porzione del monte. E se Legambiente difende lo skyline carrarese il consigliere Massimiliano Bernardi, ex Rifondazione oggi sui banchi di Alternativa per Carrara si schiera per la messa in sicurezza di una vetta che, scrive «non è più un bene paesaggistico fondamentale».

Bernardi: bisogna tutelare i lavoratori

«Quella cresta del Bettogli non è affatto un bene paesaggistico fondamentale di Carrara, e necessita di essere messa in sicurezza. Da mesi è sotto gli occhi di tutti che la politica dell’Amministrazione De Pasquale è stata protagonista di scelte occupazionali a danno dei lavoratori e mirate solo a far chiudere le imprese». Comincia così l’intervento del consigliere di Alternativa per Carrara.

«Non voler prendere decisioni sull’argomento, significa rifiutare la discussione democratica per tenere sotto il tappeto la polvere della propria inefficienza – continua – Il profilo del monte Bettogli nello stato in cui si trova purtroppo non è più un bene paesaggistico fondamentale. Infatti quella cresta che poteva avere un valore simbolico e affettivo irrinunciabile perché rappresentava un punto di riferimento per tutta la città, oggi è solo pericolosa e va messa in sicurezza. L’Amministrazione grillina spiega che le richieste di escavazione sulla cresta ovest del Bettogli risalgono già a qualche anno fa e sono precedenti all’insediamento della giunta guidata dal sindaco Francesco De Pasquale. Già all’epoca alle diverse aziende interessate, dichiarano sempre dall’Amministrazione, fu chiesto di presentare un progetto di escavazione unico e uniforme e questo progetto attualmente è all’attenzione di una conferenza dei servizi».

«Caro De Pasquale, cercando di spostare continuamente il problema non si fa politica si fa demagogia. Occorre invece decidere se i lavori oggetto della richiesta di autorizzazione che prevedono la messa in sicurezza del crinale del monte Bettogli dei tre lati (Nord, Sud e Est), in vista del futuro taglio siano prioritari rispetto alla decisione di salvaguardare il profilo montuoso. In poche parole, anche in questo caso occorre ascoltare le esigenze delle imprese del settore e la tutela dei lavoratori di quei siti che, lo voglio ricordare versano al Comune circa 5 milioni di Euro». «Chi scrive – conclude Bernardi – è fermamente convinto della necessità di tutelare un patrimonio inestimabile come quello dei profili delle nostre montagne e l’alto valore di creste e crinali, ma ritiene anche che in casi come questi sia fondamentale uno sforzo maggiore per portare avanti le attività imprenditoriali nel rispetto del lavoro svolto. Il lavoro che è valore e fondamento della nostra Costituzione».

lLgambiente: giù  le mani da quella cima

Gli ambientalisti contro il “taglio” della cresta. «Attualmente è all’esame il piano dell’ottobre 2018 (con le integrazioni del novembre 2018) relativo alla prima fase che, nelle more dell’approvazione del piano attuativo di bacino estrattivo (PABE), consente l’estrazione del 30% del volume della precedente autorizzazione, pari a 338.475 m3 per la sola cava Calocara A (1.279.868 m3 per l’insieme delle cave considerate)- ha scritto in una nota Legambiente - Rompendo la nostra consuetudine di osservazioni puntuali alle singole relazioni progettuali, ci limitiamo a un’osservazione generale sull’inaccettabile impatto paesaggistico previsto dal progetto». Per gli ambientalisti quindi la vetta non deve essere toccata. —