Cave sospese, 108 lavoratori a casa «Gli stipendi? Non pioveranno dal cielo»

Parlano i presidenti delle cooperative Lorano e Canalgrande: «Sempre rispettato la legalità, bloccati da un parere»

Più di cento lavoratori (più di cento famiglie). 108 solo per le due cooperative Lorano e Canalgrande. Oltre cento fra cavatori- soci, camionisti e sassaioli che, dopo la sospensione dell’attività estrattiva (la famosa normativa regionale 58 bis sugli sforamenti dei perimetri) sono a casa. A Lorano dal 6 novembre, a Canalgrande (le cave sono la 95 e la 150) da ieri l’altro.

E gli stipendi? «Come cooperative - spiegano i presidenti - non possiamo attingere alla cassa integrazione, ci autofinanzieremo, a meno che i soldi non piovano dal cielo».


a casa per uno sforamento di mille metri

Il presidente della cooperativa Lorano, Carlo Piccioli comincia dai numeri. Che sono impressionanti.

«A Lorano siamo 43 soci, lavorano con noi tre camionisti e cinque sassaioli - spiega Piccioli - Dal 6 novembre siamo a casa, per uno sforamento di 1000 metri cubi. Lo sa cosa vuole dire: una porzione 10x10x10 metri per cui avevamo già presentato la variante con tutti i pareri. È arrivata la normativa regionale e ci hanno bloccato».

«Siamo a casa da quasi un mese - continua Piccioli - Gli stipendi? Ci autofinanzieremo, vuol dire che prenderemo i soldi dalla cassa, quei soldi che ci servono come capitale per investire nella cava e nel lavoro. Se tutto va bene contiamo di riprendere a lavorare a metà di dicembre, il sei abbiamo la conferenza dei servizi, poi dobbiamo avere la risposta da Firenze per poter procedere al ripristino ambientale».

«Il ruolo del comune»

«Ma lo sapete come è nata tutta questa vicenda? - chiede il presidente della coop Lorano - I carabinieri della forestale hanno trovato lo sforamento di mille metri cubi e dalla Regione è arrivato il parere (per la sospensione). Il Comune invece non ha espresso alcun parere e ha mandato tutto a Firenze. Noi allora, onde evitate problemi, ci siamo autodenunciati».

«sempre agito nella legalità»

Il presidente della cooperativa Canalgrande, Giulio Pegollo da l’altro ieri si trova con due cave sospese la 95 e la 150. «Lavoriamo solo in un altro sito, ci lavorano dieci persone, con le sospensioni ne sono andate a casa 57 fra soci cavatori (45), sassaioli e camionisti (10) e (2) dipendenti. Noi abbiamo sempre agito nelal legalità: tutto questo è nato da un parere dell’avvocatura della Regione, ma è mancato a mancare il modus operandi che c’era prima. Forse si poteva mandare avanti le situazioni già in essere, i progetti compensativi, e poi cominciare ad applicare la nuova normativa».

E alla domanda su cosa succederà adesso con gli stipendi Pegollo chiosa così: «Ci autofinanzieremo, per forza, a meno che non piovano soldi dal cielo per fare gli stipendi ai soci e ai dipendenti». —