Baratta sulle cave: sì a nuovi siti estrattivi. E aggiunge: nel rispetto di ambiente e leggi

L’amministrazione Persiani ha sollevato dubbi anche sul piano regionale: ridurrebbe ulteriormente alcune attività

MASSA

Il Movimento 5 Stelle ci ha provato a riportare nel pieno controllo del consiglio comunale tutti gli atti sulle cave. Ma non ci è riuscito. Perché la mozione, a firma Luana Mancarelli e Paolo Menchini, ha trovato le porte sbarrate in consiglio. Nulla da fare: gli atti autorizzativi e concessori rimangono competenza dei dirigenti che in consiglio non sono chiamati neppure ad un passaggio formale.


«Del resto - spiega l’assessore Pierlio Baratta che sulle cave ha la delega - se per tutti gli attici tecnici fosse necessario il confronto con la politica, l’intera macchina amministrativa si ingesserebbe». Al consiglio - per parafrasare - gli atti di indirizzo, più propriamente politici, ai dirigenti il compito di verificare che i singoli provvedimenti adottati a quell’indirizzo si attengano. Rimangono, quindi, di competenza dirigenziale autorizzazioni ad escavare e concessioni. Dovrà, invece, necessariamente passare dal consiglio comunale il regolamento degli agri marmiferi che il Comune di Massa (è così anche per i piani attuativi) ancora non ha : «Ci stiamo lavorando - assicura l’assessore - e lo vareremo prima che scadano i termini previsti dalla legge regionale 35». Termini fissati al giugno 2019.

Ma l’assessore va altre e disegna la linea della nuova amministrazione in tema di cave. E quella linea - per andare al succo - si riassume con la volontà di valutare la possibile apertura di nuovi siti estrattivi. Ad una condizione: «Che rispettino l’ambiente e che non confliggano con quanto previsto dal Parco e con le normative in materia. «Non escludiamo a priori nuovi siti estrattivi - ribadisce Baratta. Perché non dovremmo beneficiare di una risorsa che ci ha dato madre natura? Siamo un territorio con elevati tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, perché dovremmo rinunciare ad occasioni di produttività e lavoro?».

Gli eventuali nuovi siti - spiega l’assessore - dovranno essere coerenti anche rispetto allo studio dell’università di Siena. Studio commissionato dall’amministrazione Volpi.

«Non siamo i tipi che gettano il bambino con l’acqua sporca - Baratta spiega i motivi della continuità amministrativa - abbiamo recuperato lo studio, ma ne abbiamo chiesto un’integrazione. In particolare all’università chiediamo uno studio dettagliato del materiale per identificare le differenti qualità di marmo estratto e, conseguentemente, i differenti valori di mercato con lo scopo di modulare la tassazione». Elevandola per chi estrae materiale più pregiato, quindi commercialmente più costoso: «Su questo fronte si aprirà un confronto - prosegue Baratta - tra amministrazione comunale, concessionari e università di Siena».

Nuovo modello di tassazione, possibilità di nuovi siti estrattivi «purchè rispettino norme e ambiente», autorizzazioni e concessioni in mano ai dirigenti e, per chiudere il cerchio, «qualche perplessità sul piano regionale cave (il Prc)».

Perplessità perché « se noi dovessimo recepirlo - parola dell’assessore - alcuni concessionari che già hanno visto ridotta la loro attività, vedrebbero una riduzione ulteriore. In Regione abbiamo espresso perplessità - sul fatto che l’atto pensi ad una pianificazione ventennale in base all’escavato degli ultimi 4 anni. Non soltanto - rincara Pierlio Baratta - in regione il sindaco Francesco Persiani ha chiesto che si stralci la parte inerente l’approvvigionamento sostenibile che, a parer nostro, determina un contingentamento produttivo».

Cambiamenti importanti, quindi, sul fronte marmo, almeno nelle intenzioni dell’amministrazione. —