Rossi sullo stop a tre cave: «La Regione segue le regole»

Le ordinanze firmate dal Comune dopo il parere dell’Avvocatura regionaleE sull’occupazione: è responsabile chi ha operato con prassi priva di legittimità

CARRARA

Ribadiscono il concetto da piazza Due Giugno dopo le tre ordinanze di sospensione dell’attività estrattiva – emesse dal Comune di Carrara (dopo il parere dell’avvocatura regionale «sulla definizione di perimetro autorizzato», come spiegato dall'amministrazione, richiesto dal Corpo Forestale dei Carabinieri) – notificate ad altrettante cave carraresi.


Una settantina, aveva stimato l’assessore Alessandro Trivelli, i posti di lavoro a rischio a seguito della sospensione dell’attività. E allora, dopo un primo incontro informale in regione lunedì scorso che ha dato il via a una fase di dialogo sulla questione, da piazza Due Giugno prosegue negli uffici tecnici e legali il lavoro per trovare una quadra, in collaborazione ovviamente con l'’amministrazione regionale. Nel frattempo - mentre dall’amministrazione carrarese auspicano tempi stretti per una riunione operativa con al vaglio proposte e scenari per sbloccare la situazione - sulla questione torna il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi con una nota: «Gli attacchi sguaiati che da più parti sono stati rivolti all’Avvocatura regionale sono indice di scarsa sensibilità verso il rispetto delle leggi e delle procedure. Questi attacchi pretendono di nascondersi dietro un supposto buon senso e un concreto ricatto occupazionale. La verità è la seguente: i Carabinieri forestali – spiega Enrico Rossi – hanno richiesto un parere alla Regione che si è espressa attraverso l’Avvocatura, a cui confermo tutta la mia fiducia e apprezzamento per il lavoro che svolge e che ha svolto finora. È mio costume, inoltre, non condizionare – precisa Rossi – i pareri legali che esprimono i miei uffici, che nel loro lavoro non intendo condizionare in alcun modo. È inammissibile l’idea che la politica possa interferire con ciò che dal punto di vista legale è assolutamente chiaro. Le autorizzazioni si riferiscono a un perimetro chiaramente definito, superato il quale si commette un abuso in barba alla tutela dell'ambiente, del paesaggio e del territorio. I responsabili – continua – delle conseguenze sul piano occupazionale sono coloro che hanno operato rivendicando una prassi priva di fondamento e legittimità, e che in questo modo hanno commesso un abuso da cui è scaturita l'ordinanza del Comune di Carrara. È bene fin da ora dire che nessuna sanatoria è in questo momento percorribile e che l’unico modo per risolvere la questione, e quindi riaprire le cave, è di presentare al Comune una nuova domanda di autorizzazione. Il Comune, assieme alla Regione, può impegnarsi a rispondere nel più breve tempo possibile. Resta da valutare – conclude – se la decadenza dell’autorizzazione per un abuso può comportare anche la decadenza della concessione. In questo caso è opinione mia personale, confortata dal parere degli uffici regionali, che si potrebbe persino formulare un intervento legislativo per consentire agli stessi titolari di proseguire l’attività in concessione, evitando - con opportune valutazioni di merito - la messa a gara della concessione. Queste sono le vie legali. Se invece si continua a seguire la prassi, mettendo a rischio la tutela dell’ambiente e del territorio, non resta che il ripristino della legalità. Il rispetto del tessuto sociale, dell'occupazione, dell'impresa locale procede di pari passo con il rispetto delle leggi». —