Nube tossica Farmoplant, tragico strascico di tumori

In occasione dei 30 anni dell’esplosione, presentato lo studio epidemiologico curato dal Cnr e illustrato dai Medici per l’ambiente: vi è un eccesso di patologie

MASSA. Preoccupazione per l’eccesso di patologie tumorali riscontrate in terra apuana e riconducibili all’inquinamento chimico residuo del Sin.

E’ quanto emerge nel documento “Studi epidemiologici nelle aree ad alto rischio ambientale”, curato dai dottori Fabrizio Bianchi, dirigente di ricerca Epidemiologia ambientale all’Istituto di fisiologia clinica del Cnr a Pisa e Liliana Cori, esperta di comunicazione in ambiente e salute della stessa struttura. Il documento, redatto in occasione del 30° anniversario dell’esplosione della Farmoplant, è stato illustrato dai referenti locali dell’associazione internazionale Medici per l’ambiente (Isde): i dottori Alberto Rutili e Gino Cancemi, presidente della sezione provinciale dell’Isde. L’intento di Bianchi e Cori è quello di ripercorrere «il lavoro epidemiologico svolto per capire lo stato di salute delle comunità che vivono nella zona circostante l’impianto e le attività che ancora potrebbero essere intraprese», come l’intensificazione delle bonifiche e nuovi approfondimenti di studio. I due ricercatori si soffermano sull’aggiornamento dello studio epidemiologico nazionale Sentieri, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, i cui risultati sono stati presentati lo scorso 12 giugno. La ricerca ha indagato lo stato di salute delle popolazioni che vivono in 45 Sin italiani, compreso Massa-Carrara, ancora contaminata dai veleni prodotti all’epoca in cui era attivo il polo chimico apuano e «tuttora sede di diverse produzioni inquinanti». «L’inquinamento che non è stato possibile rimuovere -scrivono Bianchi e Cori- può produrre effetti ancora oggi, a 30 anni di distanza, in particolare se pensiamo agli operai delle fabbriche chimiche di allora e alla popolazione più esposta ai diversi incidenti e fuoriuscite di prodotti tossici». Gli esperti del Cnr riportano poi i risultati riscontrati in territorio apuano dal primo studio Sentieri, del 2011 e relativo al periodo 1995-2005. «Negli uomini -ricordano- emergevano eccessi di mortalità per il tumore del polmone, della pleura, del sistema emolinfopoietico e del sistema circolatorio. Nelle donne eccessi per tutte le cause assieme, per malattie dell’apparato digerente e genito-urinario. Sia per gli uomini che per le donne emergeva un eccesso di mortalità per tumore del fegato. Nel volume di Sentieri dedicato ai mesoteliomi per l’area dei comuni di Massa e Carrara, -proseguono i due studiosi- nel periodo 2000-2011 si evidenzia un eccesso di incidenza (di nuovi casi di mesotelioma) di 2,4 volte più alto della media regionale negli uomini e 1,5 volte nelle donne (il mesotelioma è legato alla presenza di produzioni con amianto)».


Sentieri è stato ripetuto per la mortalità per il periodo 2006-2013, esaminando anche i ricoveri, la mortalità per tumori in età infantile, pediatrica e adolescenziale e le malformazioni alla nascita per il periodo 2002-2015. La pubblicazione dei nuovi dati disaggregati per singolo Sin è ancora in corso. A Massa-Carrara, anticipano Bianchi e Cori, «gli eccessi nella mortalità sono confermati, anche se l’entità del rischio è ridotta per le cause di morte già segnalate, sia per gli uomini che per le donne». Per queste ultime, però, emergono alcuni eccessi che prima non erano presenti, elemento che si conferma per le malattie. «C’è un’attenuazione degli eccessi nei maschi, -sostengono i due ricercatori- sia per malattie tumorali che non tumorali. Anche nell’età giovanile emergono eccessi che sono tutti da approfondire, così come per le malformazioni congenite, che mostrano alcuni elementi di criticità». —

D.C..