Vertice in prefettura contro la mafia

Si temono infiltrazioni nel sistema turistico, come avvenuto in passato in altre realtà. Attenzione elevata sulle cave

MASSA-CARRARA. Un vertice sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata - mafia, ndrangheta e camorra - nella provincia apuana. La riunione tra il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi (era presente anche la Dda del capoluogo ligure con il sostituto procuratore che si occupa di Massa-Carrara, il pm Federico Manotti), la procura locale (rappresentata dal sostituto Alessandra Conforti), i vertici della Dia di Firenze e i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza si è tenuta ieri pomeriggio in prefettura. Su volontà del prefetto Enrico Ricci. Ma non si può parlare di un vero e proprio allarme perché il tavolo è servito per fare un punto della situazione piuttosto che trovare formule per reprimere un fenomeno che ormai ha preso piede. La Direzione distrettuale antimafia di Genova non ha aperto nuovi fascicoli che toccano da vicino Massa-Carrara ma sta monitorando alcuni settori che possono essere appetibili al sistema mafioso. Non solo le cave, come viene logico pensare, ma anche il sistema turismo. Come ha detto lo stesso procuratore capo Cozzi al termine della riunione (vedi box accanto).

Del resto la provincia apuana non è nuova alla criminalità organizzata: l’ultima indagine, che si è conclusa con il rinvio a giudizio di un quarantenne siciliano, Bartolomeo Monachella, ha riguardato proprio un tentativo di estorsione fatto ai danni di un imprenditore nisseno che lavorava in subappalto al Nuovo Pignone. L’uomo aveva detto al suo datore di lavoro di appartenere al mandamento di Gela e di non essere disposto a fare sconti perché doveva rispondere di quelle somme personalmente davanti ai boss. Uno di questi era il fratello Gaetano, personaggio conosciuto dall’antimafia di Caltanissetta. Anche la ndrangheta fa sentire la sua presenza, soprattutto in Lunigiana. A dirlo è uno studio della Normale di Pisa che ha analizzato la Toscana dal punto di vista della criminalità organizzata. Il responso è che c’è ma si fa vedere poco. Ovvero è doppiamente pericolosa perché fa affari e strozza le economie locali. I docenti che hanno curato l’analisi hanno anche stilato una sorta di classifica delle province più colpite dal fenomeno: Firenze è al primo posto, seguita da Lucca, Massa-Carrara, Livorno e Arezzo. Un dato che fa paura al nostro territorio. Ma si era capito che l’area apuana piaceva ai boss, soprattutto perché qui hanno trovato terreno fertile per impiantare basi e mettere in atto i loro piani. E in prefettura si è parlato di questo. (d.d.)