Chiesto il processo per don Euro e il vescovo Santucci

Don Morini, detto don Euro, durante una predica

Depositata la richiesta di rinvio a giudizio a carico di don Luca Morini, il vescovo di Massa Carrara e l'ex prete Emiliano Colombi . Il vescovo: Nessuna comunicazione da procura

MASSA. La notizia è delle ultime ore e Il Tirreno l'ha data in esclusiva nel giornale in edicola venerdì 5 gennaio: è arrivata nella giornata di giovedì 4 dicembre sul tavolo di don Luca Morini, il parroco 56enne di Pontasserchio la richiesta di rinvio a giudizio finito al centro di una maxi inchiesta da parte della Procura che adesso chiede il processo. Richiesta di rinvio a giudizio (con - è bene precisarlo - capi di imputazione diversi) anche per il vescovo, monsignor Giovanni Santucci e per l’ex parroco coinvolto nella vicenda, Emiliano Colombi.

Le accuse a don Luca Morini. Nove faldoni, migliaia di pagine, che ricostruiscono una storia di truffe, ai danni dei parrocchiani, di estorsione, nei confronti del vescovo e delle suore di Casa Faci, a Massa, costrette a sborsare 400 euro per non vedere cancellata la messa in memoria delle sorelle defunte. Una vicenda in cui si parla di soldi, quelli che il parroco riusciva a mettere insieme e che, anzichè finire a sostegno delle famiglie disagiate, dilapidava - secondo la Procura - in festini con escort gay.


C’è questo è molto altro nella ricostruzione della Procura di Massa-Carrara finita nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. E adesso con la richiesta di rinvio a giudizio.

Le richieste di denaro di don Euro. Soldi. Soldi e ancora soldi. Le richieste di don Morini sono finite, insieme a centinaia di intercettazioni, nei faldoni della Procura, in quelle 5.900 pagine che costituiscono il corpo centrale di un’indagine che ha coinvolto anche il vescovo Giovanni Santucci - sotto accusa per estorsione e frode - e l’ex sacerdote Emiliano Colombi, che deve difendersi dall’ipotesi accusatoria di ricettazione. Il parroco di Avenza (prima), di Fossone e di Caniparola (poi), era da tempo “monitorato” e le sue conversazioni venivano intercettate, sia quelle al telefono che quelle che si svolgevano in canonica. «Ho due persone in difficoltà, mi servirebbero 400 euro»: è questa una delle frasi incriminate che don Luca avrebbe pronunciato al termine di una confessione, al parrocchiano che, incredulo, si è sentito dare un prezzo all’assoluzione.



Sono questi i particolari che emergono dalla vicenda che vede il sacerdote sotto accusa per estorsione, truffa, appropriazione indebita, impiego di denaro di provenienza illecita, sostituzione di persona e acquisto e cessione di sostanze stupefacenti. Don Luca era da tempo sotto la lente della Procura: due anni fa, ai tempi dello scandalo dei festini a luci rosse (e a pagamento) con gli escort gay, i parrocchiani avevano cominciato a parlare.

La posizione del vescovo. Anche per il vescovo Giovanni Santucci la procura ha inviato la richiesta di rinvio a giudizio. Santucci risulta indagato per "impiego indebito di denaro" e "tentata truffa" a seguito di due episodi accertati dalla magistratura: «Prelevò 1.000 euro dal fondo della Fondazione Pie Legati, che raccoglie le elargizioni dei fedeli di tutte le curie italiane per consegnarli a don Morini, senza alcuna spiegazione», aveva sottolineato in conferenza stampa la pm Alessandra Conforti, che ha condotto le indagini, e il procuratore generale Aldo Giubilaro.

Il terzo indagato. C’è un terzo indagato nella vicenda di don Morini, è l’ex parroco Emiliano Colombi. Era stato ordinato sacerdote il 31 agosto del 2003. Meno di un anno dopo, nel giugno del 2004. Emiliano Colombi, allora giovane sacerdote di Avenza aveva chiesto la dispensa, per quello che avrebbe dovuto essere un periodo di riflessione. In realtà la tonaca Emilio Colombi, 42 anni, non l’ha mai più indossata, ma l’amicizia con il parroco, conosciuto nella parrocchia di Avenza, non era mai venuta meno. Emiliano Colombi ha una posizione marginale nell’indagine: deve difendersi dall’accusa di ricettazione (art. 648 bis) perché «trasferiva del denaro, proveniente dalle truffe aggravate commesse dal Morini in danno di alcuni benefattori della parrocchia di Sant’Eustachio Martire di Montignoso, sul conto personale dello stesso don Luca Morini. Con tali operazioni provvedeva, ad ostacolare - secondo l’accusa - l’identificazione della provenienza di quel denaro.

La reazione di monsignor Santucci. "In relazione allenotizie sulla richiesta di rinvio a giudizio per il vescovo della diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, si precisa che ad oggi mons.Giovanni Santucci non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte della procura, n direttamente n attraverso i propri legali, circa gli addebiti che gli vengono contestati". È quanto si legge in un comunicato diffuso dalla Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli dopo la notizia della richiesta di rinvio a giudizio del vescovo nell'ambito dell'inchiesta della procura sulle presunte spese allegre di don Luca Morini. La procura ha confermato quanto scritto dal Tirreno in esclusiva