Sequestrata Cava Vittoria sul Monte Sagro

Provvedimento della magistratura dopo le indagini: contestate violazioni ambientali, di sicurezza e l’escavazione abusiva

FIVIZZANO. Sigilli alla Cava Vittoria sul Monte Sagro, nel Parco delle Alpi Apuane. I Carabinieri forestali hanno operato il sequestro su ordine della magistratura.Come si spiega in una nota, a conclusione di una complessa attività investigativa il Gip del Tribunale di Massa, accogliendo le richieste del Pm titolare delle indagini, ha disposto il sequestro dell’attività estrattiva Cava Vittoria sul Monte Sagro, a circa 1.200 metri di altezza in area soggetta a vincolo paesaggistico ed inclusa nel perimetro del Parco Regionale delle Alpi Apuane.

Numerose le violazioni contestate all’esercente della cava, la Aleph Escavazioni srl di Lucio Boggi (la cava è nel territorio del comune di Fivizzano, Lucio Boggi è ex consigliere comunale del Pd di Carrara e l’azienda ha sede a Marina di Carrara); anzitutto la violazione del vincolo paesaggistico ai sensi del decreto legislativo 42/2004 per carenza della prevista autorizzazione, in quanto la Pronuncia di Compatibilità ambientale emessa dall’Ente parco, che aveva valenza di autorizzazione paesaggistica, risulta scaduta fin dal 2015. Ugualmente scaduta dal giugno del 2017 risulta l’autorizzazione all’escavazione di competenza comunale. Per quanto accertato con una serie di sopralluoghi da parte dei CarabinieriForestali e dei Guardia Parco, il prelievo di materiale è però proseguito anche successivamente, fino a pochi giorni fa, nonostante la diffida a proseguire l’attività formulata dallo stesso Comune di Fivizzano nel mese di agosto.

Oltretutto - sempre secondo le contestazioni - la cava, ubicata in area contigua al Parco regionale, avrebbe effettuato l’escavazione di materiale lapideo in difformità rispetto al progetto a suo tempo autorizzato, abbassando la quota dei piazzali di ben 12 metri rispetto a quanto previsto. Ciò avrebbe permesso di estrarre in modo abusivo, per quanto finora accertato da rilievi topografici di precisione effettuati con laser scanner 3D sia dal Comune che dal consulente dell’Autorità giudiziaria, circa 97.000 tonnellate di blocchi di marmo e materiale derivato (blocchi informi e detriti) ricavando un illecito profitto che ammonterebbe ad alcuni milioni di euro (oltre otto)ata .Da rilevare che per portare a valle 97.000 tonnellate sono necessari all’incirca 3.200 viaggi di camion. Nella cava lavorano dieci persone, e la ditta Aleph ha denunciato una produzione di circa 15mila tonnellate annue.Si aggiunge che i primi controlli sono stati svolti dal Comando Guardiaparco a partire dalla fine del 2016 e sono poi stati integrati dall’attività svolta dai Carabinieri forestali coordinati dalla Comandante del Nucleo investigativo di Polizia ambientale e forestale di Massa-Carrara, Ten. Col. Giovanna Vulpi, a partire dall’agosto del 2017.

Nella cava sequestrata i controlli hanno infine evidenziato che - aggiunge l’accusa - non sono stati neppure conclusi i lavori di messa in sicurezza di una tecchia (parete fratturata sovrastante i piazzali da cui si possono distaccare frammenti di roccia) prescritti dai tecnici dell’Asl e che l’attività estrattiva è proseguita nelle aree a rischio nonostante lo stesso provvedimento prescrivesse di sospendere i lavori al di sotto di tale parete. Si ricorda che i Carabinieri forestali hanno sottoscritto nel gennaio del 2017 il Protocollo per la salvaguardia della legalità e la promozione dello sviluppo sostenibile dell’attività estrattiva nel distretto Apuo Versiliese, iniziativa fortemente voluta dal Presidente della Regione Enrico Rossi e dai Procuratori di Massa-Carrara e Lucca, che ha consentito di mettere in campo una task force di tecnici, agenti ed ufficiali di Polizia giudiziaria che in maniera coordinata si occupano di verificare la regolarità dell’attività estrattiva tenendo conto a 360° delle differenti e complesse normative che regolano il settore.

Agli aspetti amministrativi legati al rispetto della L.R. 35/2015, di cui si occupano specificatamente i Comuni e la stessa Regione Toscana tramite un apposito ufficio costituito di recente con sede a Massa, si aggiungono i controlli in materia ambientale con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti, alle emissioni diffuse, alla tutela della risorsa idrica dalla possibile contaminazione da terre e dai residui di lavorazione (soprattutto la polvere derivante dai tagli, comunemente denominata marmettola), fino alla tutela del paesaggio. Così - si ricorda - se Arpat, braccio tecnico della Regione, si occupa specificamente degli aspetti ambientali, i Guardia Parco ed i Carabinieri Forestali, organi di polizia specializzati in materia ambientale, verificano anche gli aspetti territoriali legati al rispetto dell’autorizzazione paesaggistica e dei vincoli idraulici ed idrogeologico.Alpeh Escavazioni ha annunciato ricorso al tribunale del riesame contro il provvedimento di sequestro.

La guida allo shopping del Gruppo Gedi