Massa, il Frigido si tinge di bianco e il Grig scrive alla procura

L’associazione ecologista infuriata dopo l’ennesimo caso di inquinamento: «La contaminazione da marmettola deve essere fermata, serve un intervento»

La marmettola continua a far paura. Si tratta di marmo finemente tritato, che sempre più spesso finisce nei corsi d’acqua di Massa e dintorni. Un fattore inquinante, capace, tra gli altri danni all’ambiente, di cambiare completamente il colore dell’acqua. L’ultima denuncia riguardo l’inquinamento da marmettola arriva dall’associazione ecologista Gruppo d’intervento giurudico onlus (Grig), che in un lungo intervento parla di un episodio avvenuto domenica 5 novembre e fa il punto della situazione. «Domenica 5 novembre il fiume Frigido è stato pesantemente inquinato dalla marmettola, come testimoniano le foto di Elia Pegollo, strenuo difensore dell’ambiente apuano. La causa - scrive Grig - è esclusivamente l’attività illecita rappresentata dagli scarichi abusivi dell’estrazione del marmo. I danni ambientali ed economici sono enormi. Soltanto i maggiori costi sopportati per la potabilizzazione delle acque dal gestore pubblico del servizio idrico integrato, Gaia Spa, a causa del pesante inquinamento da marmettola delle sorgenti del Cartaro e per le sensibili carenze gestionali pubbliche di numerose cave di marmo nel Comune di Massa, ammontano a 300mila euro all’anno». L’associazione, poi, annuncia di essersi rivolta alla procura, come già accaduto in passato. «Sono numerose le ipotesi di reato segnalate alla procura, su cui si chiede lo svolgimento degli opportuni accertamenti. Il grave stato di inquinamento dei corsi d’acqua dell’area era stato riconosciuto dal comando delle guardie del parco naturale regionale delle Alpi Apuane, con indicazioni precise della provenienza degli sversamenti illeciti di marmettola da siti di cava che si trovano nella zona di Piastrone e Rocchetta al di sopra degli abitati di Caglieglia e Casette nei bacini industriali estrattivi dei Comuni di Massa e Carrara».



«L’ultimo sopralluogo - dice ancora l’associazione - del 29 agosto 2015, ha consentito di verificare che la marmettola proviene dal Fosso della Rocchetta che regolarmente, ad ogni evento di piogge intensa, si riempie di questi fanghi bianchi che vanno a riversarsi nel fiume Frigido in corrispondenza del punto di confluenza del canale di Rocchetta con il fiume. Inoltre, è stata verificata anche la parte a monte del fiume Frigido e in particolare il corso dell'affluente Renara che ha origine dalle pendici del monte Sella, al di sopra del quale insiste una vecchia discarica di materiale lapideo di vecchie attività estrattive che nel tempo, a seguito di abbondanti piogge, ha portato, per dilavamento, apporti di marmettola nei corsi d'acqua in questione».

«Come noto - riprende l’intervento del Grig - l’Arpat, il 13 agosto 2015, aveva presentato un report sulle “Alpi Apuane e marmettola” e aveva descritto gli eventi di inquinamento ambientale altamente pregiudizievoli per la salvaguardia dei fiumi Carrione e Frigido e gli habitat naturali connessi: nella parte alta dei bacini imbriferi dei Fiumi Carrione e Frigido sussistono perlomeno 178 cave, di cui più di 118 attive». L’associazione, poi, riprende le parole utilizzate da Arpat per descrivere la pericolosità della marmettola: «Fortemente inquinante, contaminata da oli, grassi e metalli. Riempie gli interstizi, ed impermeabilizza le superfici perciò elimina gli habitat di molte specie animali e vegetali. Modifica i naturali processi di alimentazione della falda, rende più rapido lo scorrimento superficiale delle acque (in pratica è come se il fondo del fiume fosse cementato), infiltrata nel reticolo carsico, modifica i percorsi delle acque sotterranee e può esser causa del disseccamento di alcune sorgenti e/o del loro intorbidamento».



«Se è vero - va avanti Grig - che il tratto di mare prospiciente la foce del torrente Carrione è da considerarsi non balneabile perché il torrente sfocia in zona portuale, come scrive Arpat, le foci del Torrente Frigido e del fosso Brugiano sono soggette a divieto permanente di balneazione per motivi igienico-sanitari, perché l’ambiente risulta molto inquinato o comunque molto alterato, come riporta ancora Arepat». Infine, Grig lancia l’ennesimo appello alle istituzioni: «Crediamo che debbano essere presi urgenti provvedimenti da parte delle autorità competenti, per metter fine a questo ignobile e continuo inquinamento delle acque e dell’ambiente apuano. Finora nessun intervento risolutivo. Di conseguenza l’associazione ha provveduto per l’ennesima volta a informare la magistratura e la polizia giudiziaria competente, nonché le istituzioni comunitarie».