Don Euro si vantava della sua impunità

Firenze torna a parlare il gigolò-avvocato che ha denunciato il sacerdote

 FIRENZE Lo specchio tondo della sua camera da letto per lui è diventato un oblò da cui ha visto sfilare uomini, tanti uomini. E «tonache, tante tonache». Lo dichiara subito. Appena accomodato davanti al pubblico che qui nella saletta fiorentina del teatro la Compagnia assiste alla presentazione del suo libro: “Il Numero uno. Memorie di un marchettaro”. Francesco Mangiacapra, avvocato “sui trenta” napoletano doc con nel curriculum lo stesso liceo classico dei frati Scolopi frequentato da Moana Pozzi, parla della sua vita. Degli incontri a pagamento e di don Luca Morini il parroco di Avenza, Caniparola, Fossone che lo stesso Mangiacapra ha denunciato scoperchiando un vaso di Pandora che ha scosso la Curia. Parlando del sacerdote dice: «Mi ha colpito per l’impunità che per ventidue anni gli ha permesso di fare tutto quello che ha fatto»; e ancora: «Mi diceva di stare zitto, che ero solo una puttana. Ho scoperto la forza della verità». E a margine dell’incontro pubblico fiorentino Mangiacapra ha lanciato altre gravi accuse nei confronti della Curia pisana e in particolare del tribunale ecclesiastico che ha seguito il caso di don Morini, detto don Euro.

Francesco hai mai risentito don Euro?

«Io no. Quando vede me lui vede il diavolo. Ho spezzato la maschera della sua impunità. Ricordo che mi diceva spesso: stai zitto sei solo una puritana. Ma io ho cominciato a parlare e non ho più smesso».

Don Euro nelle carte della Procura parla di dossier di altri religiosi. Lei sa qualcosa?
«So che si è parlato di quei dossier come dello strumento con cui ricattava il vescovo. Non so se esistono ma so che don Luca si vantava della sua impunità che è andata avanti per più di vent’anni».

Su don Euro è stato detto tutto?

«No, è c’è una persona che sa tutto. Sa quello che don Euro ha fatto per anni e ha sempre taciuto. Ebbene io credo che se questa persona parlasse potrebbe essere d’aiuto ai tanti parrocchiani che per la vicenda di don Euro hanno perso la fede».

Cosa le ha lasciato e se le ha lasciato qualcosa di buono la vicenda di don Euro?
«Mi ha lasciato una cosa importante. La forza della verità. Il coraggio di denunciare e di parlare di cose scomode come la prostituzione».
Francesco era arrivato nella saletta del cinema dove si sta svolgendo il Queer festival con una lunga vestaglia di seta dorata, ciabattine infradito. Penna e Rolex d’oro. E profumatissimo. La scelta della vestaglia non è casuale: «Ho lasciato la toga per la vestaglia. E ho conquistato la mia indipendenza economica. Non sono soldi facili per niente. Ma veloci, questo sì».
L’ “avvocato marchettaro” – come lui stesso si definisce – a Firenze parla della sua esperienza e di quello specchio sopra il letto divenuto un luogo dove transitano tante vite. «Tanti uomini, tanti preti – dice Francesco – e fra questi don Luca Morini che io ho visto sei volte». Di Don Luca, Francesco ha parlato praticamente solo in una chiacchierata che ha avuto con Il Tirreno prima della presentazione del suo libro.