Don Euro mette nei guai il vescovo

Avviso di garanzia a monsignor Santucci, ma la sua posizione è marginale nella vicenda che vede il prete accusato di truffa

MASSA. Con la consegna di un avviso di garanzia per reati di natura patrimoniale si è chiusa l’indagine della procura di Massa nei confronti di don Luca Morini. Al prete, soprannominato da tutti don Euro, sono contestati i reati di truffa e appropriazione indebita. C’è però un colpo di scena: c’è anche un avviso di garanzia per il vescovo di Massa Carrara Giovanni Santucci. La posizione del prelato, si apprende però da fonti interne della procura, sarebbe piuttosto marginale nell’inchiesta e a lui non vengono contestati gli stessi capi d’imputazione che invece riguardano don Morini.


Monsignor Santucci è stato raggiunto telefonicamente da “il Tirreno” sull’avviso di garanzia che gli sarebbe stato recapitato e sulla circostanza ha riferito che «è possibile, perché no? Al momento preferiscono però non rilasciare nessuna dichiarazione».

Nessun archiviazione dunque dopo la lunga indagine condotta dal sostituto procuratore Alessandra Conforti e che aveva portato al sequestro di un conto di 25mila euro, che per procura e nucleo investigativo dei carabinieri sono il frutto delle truffe che il parroco ha fatto ai fedeli a cui chiedeva un supporto economico. E che invece, secondo le accuse e le testimonianze di molti fedeli che si sono fatti avanti, il parroco utilizzava per organizzare festini a luci rosse in hotel di lusso.

Di questi soldi il prete non ha saputo spiegare la provenienza e l’ entità e così qualche mese fa è scattato il provvedimento su richiesta del pm, accordato dal gip Antonia Aracri. Per gli inquirenti quei soldi sono il frutto invece di una serie di raggiri e inganni del prete che, visitando casa per casa i suoi fedeli, li convinceva a dargli del denaro per questioni legate alla vita della parrocchia.

Sono stati gli stessi fedeli però a presentarsi dai carabinieri per denunciare l’accaduto, spiegando ai militari per filo e per segno come e quando il prete avrebbe chiesto a loro quelle somme di denaro. E la motivazioni con le quali giustificava quelle richieste. L’impressione peraltro è quei venticinquemila non fossero l’intera cifra sottratta ai fedeli perché sul conto c’erano altri soldi. L’ipotesi investigativa è che non tutti i parrocchiani abbiano denunciato il raggiro.

L’inchiesta era partita da una perquisizione fatta a casa del prete lo scorso anno, nel maggio del 2016. I carabinieri , perquisendo l’abitazione di don Morini, avevano portato via diversi documenti, tra i quali carte che attestavano diverse operazioni bancarie. E studiando quelle carte erano venute fuori le incongruenze indicate dai fedeli che si erano sentiti raggirati dal parroco. Così i militari avevano sequestrato diversi documenti cartacei mentre non erano stati trovati né computer, né dischi di memoria esterni. Dopo la perquisizione, il prelato aveva raggiunto la caserma dei carabinieri con il suo legale dove era stato interrogato per alcune ore.

Insomma l’accusa ritiene che don Morini non abbia speso i soldi ricevuti come offerte per fini sociali, come avrebbe dato ad intendere al momento di farseli dare, ma per ragioni personali. Fin dall’inizio della vicenda don Luca si era sempre difeso dicendo di non aver mai utilizzato soldi dei fedeli ma propri. E tirò fuori persino l’eredità di una parente, ipotesi che gli inquirenti non hanno considerato solida abbastanza.

Tra i suoi accusatori anche un gigolò napoletano che sosteneva di avere avuto rapporti sessuali con il parroco, in una mail che aveva mandato anche alla diocesi di Massa Carrara. Secondo l’uomo, “don Euro” «si spacciava per un magistrato e faceva la bella vita in hotel e ristoranti di lusso: spendeva migliaia di euro. Dei fedeli?», si chiedeva retorico in conclusione. Adesso sarà il processo a dire se quei soldi sono finiti nella disponibilità del parroco per mezzo di una truffa.