Aggredito con l’acido dalla donna che ha lasciato

L’uomo si è costituito parte civile e lei adesso rischia una pesante condanna. «Credevo fosse acqua, poi ho sentito gli occhi bruciare e i vestiti sciogliersi»

MASSA. Sei mesi tremendi: telefonate e messaggi minacciosi, appostamenti davanti ai cancelli del luogo di lavoro. Poi l’episodio che ha portato la coppia in tribunale, lei imputata e lui parte civile. Perché stavolta è un uomo la vittima. Ieri in aula è stato lui a raccontare quello che è successo pochi giorni prima del Natale del 2013: «Ero fermo in auto, mi aveva chiesto di vederci per parlare. Non accettava che la nostra storia fosse finita». L’operaio quando ha visto la donna ha aperto la portiera, quasi per invitarla ad avvicinarsi: «Lo faccio sempre. Volevo chiarirmi. Invece ho visto piovermi addosso un sacchetto. Credevo mi avesse fatto un gavettone, invece ho sentito un odore strano e il fumo. Il giubbotto era bucato in più punti e anche i pantaloni avevano dei segni. Ho capito che non poteva essere acqua e ho urlato perché non riuscivo neppure più a vedere bene. Lei continuava a dirmi di stare tranquillo perché era soltanto acqua. Ho chiuso lo sportello e ho messo in moto raggiungendo la casa dei miei genitori».

A raccontare cosa è successo in casa è stata la mamma della vittima: «Aveva gli occhi rossi, io non sapevo nulla di quello che stava passando perché me lo ha detto soltanto quel giorno che veniva perseguitato da quella persona. Avevo paura a togliergli i vestiti perché temevo si potesse staccare la pelle. Poi lo abbiamo portato al pronto soccorso. Abbiamo vissuto un incubo, anche dopo quella mattina. Trovavamo le puntine davanti a casa e io per poco non sono caduta dalla bicicletta. Eppure nonostante l’acido e nonostante le denunce nessuno l’ha arrestata. Speriamo che il giudice la condanni per quello che ci ha fatto passare».


Il Ris ha appurato, analizzando il giubbotto e i pantaloni, che il liquido che ha colpito l’uomo era acido cloridico, impossibile stabilire da quei reperti il grado di concentrazione: «Comunque i vestiti è stato in grado di bucarli e così anche il tappetino della macchina», ha spiegato il maresciallo dei carabinieri Rosario Casamassima. La donna doveva essere in aula per rendere la sua testimonianza, ma non si è presentata e così il dibattimento si è chiuso senza il suo racconto. Il giudice Elisabetta Congiusta ha rinviato l’udienza al 24 novembre. Quando ci sarà la sentenza.