L'ordinaria follia è diventata insopportabile

Il commento del caposervizio della cronaca di Massa Carrara riguardo alla vicenda dei gavettoni a Marina di Carrara e della mancata ordinanza di divieto del sindaco

Un altro Ferragosto di ordinaria follìa è trascorso sulle spiagge di Marina di Carrara. Le orde di giovanissimi (e di qualche meno giovane) che hanno imperversato in bande dal porto fino al “fiumetto” hanno di nuovo rovinato la digestione a centinaia, migliaia di persone, oltre a provocare danni. Sarebbe un errore sopravvalutare il fenomeno, ma è anche a nostro avviso imperdonabile consentire che per un’ora – un’ora e mezza tutta la spiaggia di Marina diventi una sorta di terra di nessuno in cui vige la legge del più forte o comunque degli “intoccabili”.

Perché ovviamente, trattandosi quasi sempre di minori, guai solo a rimproverarli, visto il ribaltamento a cui abbiamo assistito – anche in questo caso, colpevolmente – negli ultimi trent’anni. Dalla scuola alla spiaggia il passo è breve: quando i quarantenni-cinquantenni di oggi subivano una nota a scuola, a casa li aspettava un surplus di rimproveri e punizioni, oggi invece è il professore di turno che deve aspettarsi una “reprimenda” dal genitore.


Il problema delle orde barbariche dei gavettoni liberi – perché così sono stati, checché ne dica il sindaco De Pasquale come scriviamo a parte – è uno specchio dei nostri tempi in cui tutto è considerato lecito, anche danneggiare la proprietà privata o aggredire dei perfetti sconosciuti.

Le forze dell’ordine non intervengono perché probabilmente non c’è niente di penalmente rilevante (il disturbo della quiete pubblica evidentemente a Ferragosto non è contemplato dal codice penale a Marina di Carrara) e la polizia municipale non presidia perché non c’è un’ordinanza e interviene “su chiamata”: una sola telefonata, dice il sindaco, ma tutti devono aver pensato la stessa cosa, e cioè, cosa chiamo a fare se tanto non possono neppure fare una contravvenzione?

L’ordinanza sarebbe servita eccome, se non altro come deterrente, come segnale: perché se per caso un gruppetto di questi giovani con licenza di tiranneggiare e danneggiare, fosse stato fermato e identificato, alla successiva notifica a casa di un verbale da un centinaio di euro, senz’altro l’atteggiamento dei genitori sarebbe stato diverso dal “vai pure a divertirti”. E il prossimo anno ci avrebbero pensato due volte. Troppo semplice? Troppo repressivo? “Poveri ragazzi, che male fanno”?


Noi non siamo d’accordo: crediamo che il diritto al divertimento sia sacrosanto, ma che “semel in anno licet insanire”, cioé una volta l’anno è lecito uscire di senno, e per quello c’è già il carnevale. L’economia del mare – danneggiata dal fatto che in molti disertano le spiagge per evitare questa brutta abitudine – e soprattutto il diritto alle persone a non essere disturbate dagli sconosciuti, che diventano forti perché in bande, meritano più di un generico appello al buon senso come quello formulato dal sindaco, e più del disinteresse mostrato in tutti questi anni dalle forze dell’ordine. Le immagini dei ragazzi che a spregio gettano sabbia nella piscina del Nettuno ci raccontano una verità scomoda. E allora, un bel gioco dura poco, e se proprio quei ragazzini non possono fare a meno di tirare delle secchiate, ecco, le tirino ai loro genitori. La maggior parte della gente non ne può più. E il sindaco deve tenerne conto.