Foci fortemente inquinate al Carrione e al Lavello

Goletta Verde monitora la Toscana: 2 dei 7 punti più critici sono in questa provincia Riscontrata nelle acque la presenza di enterococchi intestinali ed escherichia coli

MASSA-CARRARA . Sette punti delle coste toscane, su 19 monitorati lo scorso giugno, risultano “fortemente inquinati” per la presenza di enterococchi intestinali ed escherichia coli: a Marina di Carrara, alla foce del Carrione; a Massa, in Partaccia, alla foce del Lavello; a Livorno alla foce dello Scolmatore, a Piombino a Marina di Salvioli, a Follonica alla foce del fiume Gora, a Capoliveri in località Mola, a Marciana marittima in località Moletto di Pesce.

Inquinata, seppur in misura minore, anche la foce del Parmignola, al confine tra Massa-Carrara e La Spezia, dove, nonostante la presenza del divieto di balneazione, è stata constatata la presenza di persone. Entro i limiti, invece, gli inquinanti rilevati nel prelievo effettuato sempre a Marina di Massa, ma alla foce del Frigido.

Il territorio apuano si segnala anche per la scarsa informazione fornita ai bagnanti, poiché, nei tre punti monitorati la presenza di cartelli informativi sulla qualità delle acque, obbligatori dal 2014 per i comuni costieri, è stata riscontrata solo in quest’ultimo caso.

È quanto emerge dal monitoraggio svolto nelle aree più critiche del litorale toscano dall’equipe tecnica di Goletta Verde, durante la campagna che Legambiente ha dedicato all'informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane. Anche l’Arpat, che giorni fa ha presentato il suo “Annuario 2017 dei dati ambientali della Toscana”, da cui risulta che nel 2016 oltre il 96% dei chilometri di costa balneabile in Toscana ha raggiunto il livello di qualità “eccellente”, conferma il persistere di alcune criticità proprio sulla riviera apuana, vicino alle foci dei torrenti Parmignola, Fossa Maestra, Brugiano, Frigido e Versilia.

Dal 2013 al 2016 lo stato chimico delle acque marine apuo-versiliesi è sempre stato classificato “non buono”, a causa della presenza di inquinanti come fitofarmaci (che derivano probabilmente dall’uso di pesticidi in agricoltura), metalli ed altri contaminanti. E a dimostrarlo sono proprio i dati dell’Arpat, la cui la stazione di rilevamento a Marina di Carrara ha registrato fino al 2014 superamenti per i parametri del mercurio nelle acque del litorale e continua ancora oggi a rilevare sforamenti per i valori del tributilstagno, sostanza tossica vietata nell’Unione Europea dal 2008, la cui presenza nell'ambiente marino è conseguente al suo utilizzo soprattutto come biocida nelle vernici antivegetative. Nei sedimenti marini i superamenti per i valori di due metalli tossico-nocivi come cromo totale (cancerogeno) e nichel sono proseguiti ininterrottamente dal 2012 al 2015, per poi rientrare adesso nei limiti della norma, mentre l’eccedenza di cadmio è stata riscontrata solo nel 2015. Lo stato ecologico, invece, ossia quello degli organismi biologici delle acque, dopo essere risultato appena “sufficiente” nel 2013-2015, adesso sembra “buono”. Le analisi effettuate nei corsi d’acqua del territorio apuano hanno fornito risultati diversi. Per quel che riguarda lo stato ecologico, infatti, sia il Frigido che il Carrione, hanno conseguito un risultato “sufficiente” nel 2016. Ma se lo stato chimico del fiume massese risulta “buono”, lo stesso non può dirsi per il Carrione. Positivo lo stato ecologico dei corsi d’acqua della Lunigiana, così come il recente stato chimico di molti di essi (Aulella valle, Rosaro, Moriccio-Gordana, Taverone, Caprio, Geriola). Ci sono però anche fiumi lunigianesi per i quali lo stato chimico rimane “non buono” (Aulella monte, Bardine, Verde, Bagnone 2).

“Buono scarso localmente”, invece, lo stato chimico complessivo del corpo idrico sotterraneo di Versilia e Riviera apuana, anche se nella falda della zona industriale di Massa-Carrara sono stati riscontrati sforamenti nei valori di sostanze cancerogene quali metalli pesanti, idrocarburi poliaromatici, benzene, toluene, etilbenzene, solventi clorurati, pesticidi clorurati ed azotati. La contaminazione emerge anche nelle acque sotterranee delle aree residenziali, in quanto risente prevalentemente dei flussi di falda provenienti dalla zona industriale. In merito alla qualità delle acque destinate ad uso potabile l’annuario dimostra che essa resta cattiva in quasi tutta la Toscana, al punto che l’Arpat, negli ultimi anni, ha dovuto introdurre un ulteriore classificazione denominata SubA3, che indica un livello al di sotto del pessimo. Questo perché le acque toscane sono piene di coli batteri fecali, metalli, idrocarburi e pesticidi. Dal monitoraggio 2014-2016 emerge infatti che il 20,7% dei 114 corpi idrici regionali ricade nella categoria SubA3, il 51,8% nell’A3, il 17,5% nell’A2, che indica la qualità appena sufficiente e nessuno nella categoria A1, che è quella buona.

A Massa-Carrara, però, le cose sembrano andare meglio. Su un totale di 4 stazioni analizzate, infatti, ben 3 sono risultate A2 (il 75% delle acque) e solo una A3 (25%). Arpat nel 2016 ha controllato anche 197 impianti toscani di depurazione di reflui urbani che servono più di 2 mila abitanti. In 3 dei 7 depuratori apuani controllati sono state rilevate 10 irregolarità, tutte amministrative e superamenti per i parametri di azoto ammoniacale, azoto nitroso e solidi sospesi.