Un giardino dedicato a Elena, trucidata a Sant’Anna di Stazzema

Ad Avenza c’è un giardino senza nome che adesso ricorderà il sacrificio della donna brutalmente uccisa dai nazisti 73 anni fa

CARRARA. Ad Avenza c’è un giardino senza nome, che da decenni, ogni mattina, vede mamme che accompagnano i loro bambini nella vicina scuola elementare, intitolata a Gino Menconi, in località La Grotta.

Su istanza della “Pro Loco Avenza sulla Francigena” - si sottolinea in una nota a firma di Claudia Buratti e Pro Loco “Avenza sulla Francigena” - «la giunta di Carrara, con deliberazione pubblicata lo scorso 8 agosto - e in attesa del nulla osta della Prefettura - ha disposto che quel giardino potrà avere il nome di Elena Guadagnucci, vittima della strage perpetrata a Sant’Anna di Stazzema, il 12 agosto 1944. Quel sabato mattina di settantatrè anni fa Elena giaceva sullo sterrato della Vaccareccia.

Era ferita, con i capelli divenuti improvvisamente bianchi per l’orrore. Intorno a lei bruciavano le stalle piene di corpi ridotti a cenere e silenzio per mano delle SS della XVI Panzergrenadier Division “Reichsfuehrer”. In quel borgo, tra i sopravvissuti, oltre a Elena, c’era Nara Buratti, 12 anni, completamente ustionata. Entrambe vissero lo strazio di una lenta agonia, prima di morire. «Nara era mia zia- ricorda Claudia Buratti - ed Elena una donna di Avenza, come mia madre, e come tutte le altre donne che hanno permesso che il suo ricordo non venisse cancellato e anzi potesse raggiungermi a Sant’Anna di Stazzema, dove, durante l’esperienza processuale e umana da me maturata fin dai tempi del processo militare celebratosi a La Spezia, una di loro, Francesca D’Angelo, mi riferì la storia di questa concittadina, avvalorata poco tempo dopo dall’incontro che ebbi con Alberto, il figlio di Elena, che a soli dieci anni dovette assistere impotente, e solo, alla morte della madre. Era infatti figlio “illegittimo” e, pur di averlo, Elena dovette allontanarsi da Avenza per non far gravare lo scandalo sulla famiglia. Quell’allontanamento la condusse per necessità a Sant’Anna di Stazzema, dove trovò la morte».

«In quanto parente di vittime della strage di Sant’Anna - aggiunge la signora Buratti - ho voluto che Elena potesse di nuovo avere casa ad Avenza. Dopo aver proposto alla Pro Loco e a Pietro Di Pierro, da sempre sensibili alle tematiche della Memoria, l’intitolazione di un luogo pubblico alla Guadagnucci, dopo averla comunicata al nipote Lorenzo, autore del libro “Era un giorno qualsiasi”, dedicato alla strage di Sant’Anna, ho avviato una serie di ricerche atte a istruire la relativa istanza ed effettuate presso gli Uffici dello Stato Civile del Comune di Pietrasanta e di Carrara che ringrazio per la collaborazione, così come ringrazio Angela Lenzoni del Comune di Massa che con perizia ha reperito notizie anagrafiche relative alla Guadagnucci. Meritevole di menzione è poi il lavoro svolto dal Geom. Matteo Luisi, dell’Ufficio Statistica e Toponomastica del Comune di Carrara che ha individuato, quale sito deputato all’intitolazione, quel giardino che dista circa 180 passi dalla casa che Elena fu costretta ad abbandonare».

E aggiunge: «Il ricordo della Guadagnucci ha saputo unire il senso solidale di tre generazione di caparbie donne avenzine a quello civico di un’intera comunità e a quello istituzionale delle rappresentanze comunali. Alberto, appresa la notizia, ha dichiarato: “mi sento appagato e sono riconoscente alla comunità di Avenza, di cui mi considero parte, per aver serbato il ricordo di mia madre. Ora e per sempre”. La Pro Loco Avenza Sulla Francigena, soddisfatta del risultato raggiunto, provvederà a proporre progetti volti alla riqualificazione dell'area, con iniziative relative alla memoria, con la prospettiva di coinvolgere anche le scuole del territorio. Possa quindi essere presto quel giardino depositario del ricordo di una donna che per amore di un figlio ha sfidato la sorte fino a consegnarle la propria vita», concludono Claudia Buratti e Pro Loco “Avenza sulla Francigena”.