Stop a cava Padulello La denuncia dei Grig fa intervenire il Parco

L’Ente ravvisa difformità sulla pronuncia di compatibilità e fa scattare l’ordinanza di sospensione delle lavorazioni

MASSA. E’scattato venerdì scorso, un paio di mesi dopo la denuncia del Grig e a una settimana esatta dall’emissione dell’Ordinanza di sospensione dell’attività dell’Ente Parco delle Apuane, lo stop alle lavorazioni alla cava Padulello nel comprensorio dei bacini marmiferi massesi.

Il sito estrattivo, escavato dalla Sermattei srl, si trova a 1400 metri di altezza, sul monte Tambura ed era finito nel mirino del Gruppo di intervento giuridico (Grig) di Massa per una serie di lavorazioni considerate “irregolari” e formalmente denunciate dall’associazione alle autorità competenti.

A seguito del sopralluogo del Comando Guardiaparco dello scorso 4 febbraio, l’ente ha ordinato «l’immediata sospensione delle lavorazioni» e «la riduzione in pristino», ovvero la risistemazione e l’eventuale ricostruzione dell’assetto morfologico, idrogeologico e delle specie vegetali ed anima, da effettuare entro 90 giorni secondo un piano che la Sermattei dovrà presentare al Parco delle Apuane entro un mese.

Ma quali sono le violazioni ravvisate al Padulello? Lo si legge nella stessa ordinanza di sospensione che elenca le difformità rilevate rispetto alla Pronuncia di Compaitibilità rilasciata dallo stesso Parco, ovvero «la realizzazione di un camino di ventilazione a forma di tronco di piramide che dal soffitto della galleria ovest esce all’esterno della cava; l’asportazione di parte del soffitto della galleria lato ovest per una superficie di circa 349 mq ed una altezza di circa 3 metri; una diversa disposizione e dimensione dei pilastri nella galleria centrale e la realizzazione di una nuova galleria in direzione est, nel lato sud della cava, delle dimensioni in pianta di circa 27 per 12 metri e di altezza di circa 6 metri».

Il caso della cava Padulello è stato uno dei tanti citati sabato dai Grig, nell’incontro initolato “Confini sconfinati” nell’ambito del ciclo “De Mundo Apuano”, organizzato dal gruppo. All’appuntamento sono intervenuti i soci del gruppo, Alberto Grossi, Andrea Ribolini, Elia Pegollo e Franca Leverotti.

«Ci sono voluti due mesi da quando Comune, Carabinieri e Guardia parco hanno riscontrato gli abusi e questa cava è una delle due che secondo il Pit dovrebbero chiudere» hanno raccontato Alberto Grossi e Franca Leverotti ai molti cittadini che hanno partecipato all’appuntamento al Rifiugio Antiaereo della Martana. Uno dei tanti casi di «confine della legalità sconfinato», hanno sottolineato i Grig, che attraverso vicende “documentate” hanno raccontato come queste violazioni siano perpetrate tanto dai privati quanto dalle istituzioni.

Fino al punto che, davanti alle segnalazioni e alle denunce del gruppo, perfino tra i rappresentanti degli enti c’è chi reagisce in modo tutt’altro che trasparente. «Gli ambientalisti hanno il dovere di raccogliere materiale ed eventualmente denunciare le illegalità - ha spiegato la signora Leverotti, riferendo però che questo «percorso legittimo e riconosciuto negli stati democratici, sembra trovare limiti nella Toscana Nord occidentale». In che modo? La risposta è tutta in un’altra vicenda legata all’attività dei Grig e raccontata dalla stessa socia: «Un sindaco e un imprenditore che hanno ricevuto una busta contenente materiale attribuito al Grig e che sarebbe stato inviato dal Grig a diversi Enti pubblici, non hanno sentito il dovere di consegnarlo all'autorità giudiziaria per le verifiche del caso, ma hanno chiesto spiegazioni in merito al Grig direttamente». «Le chiedo di giustificare detta condotta, si tratta di atti calunniosi e ingiuriosi» si sono sentiti dire gli ambientalisti dal sindaco interessato, con toni tutt’altro che “gentili”. Insomma l’attivismo del gruppo risulta sgradito a qualcuno anche se i soci hanno garantito che «queste lettere non ci fermeranno», incassando un sonoro applauso di solidarietà dalla platea del rifugio della Martana.