Troppi morti, il 2016 è l'anno nero delle cave

Il triste bilancio degli incidenti in cava dal 2015 ad oggi. E le tante promesse da mantenere per la sicurezza sul lavoro

MASSA CARRARA. Uno, due e tre. Quattro. Non è possibile aggiornare così spesso, con questa rassegnata facilità, il conto delle vite portate via dal lavoro in cava. Una ogni due mesi, se avesse un senso cadenzare in qualche modo questa macabra sequenza. Il 2015 ne aveva fatti tre di morti. E dopo ogni morto, appena dopo la tragedia, le dichiarazioni. “Carneficina”, la definì il governatore Enrico Rossi dopo la morte di Carlo Morelli a maggio. “Basta”, “fermiamo la strage”, “mettiamo le risorse sulla sicurezza”, si trova a lamentare un coro greco impotente la sua litania senza effetti. Il marmo è più duro delle prese di posizione. C’è qualcosa in quella pietra alpestra e dura che rimbalza ogni intento, ogni dichiarazione.

A maggio l’ultimo morto di quest’anno prima della tragedia di ieri. Carlo Morelli di 61 anni, dipendente di una segheria di marmo nella zona industriale di Massa che fece annunciare a Rossi il piano speciale della regione per la sicurezza con “controlli a tappeto, inflessibili”. Morelli, lavoratore interinale, fu schiacciato da una lastra. Il terzo quest’anno, a poche settimane dalla morte dei due operai, Roberto Ricci Antonioli e Federico Benedetti travolti da una frana alle cave di Colonnata. Per ritrovare i corpi si lavorò tutta la notte. “Otto milioni per la sicurezza”, dissero allora dalla Regione, e un piano di controlli quadriennale che prevedeva 50 controlli solo per l’area di Massa Carrara sulle 105 cave registrate.

“Bisogna fare di più sul tema della sicurezza. Però, guardando le statistiche l’incidenza degli infortuni nel mondo del marmo è drasticamente diminuita negli ultimi 15 anni» rispose il direttore dell’Associazione industriali Andrea Balestri, dopo le dichiarazioni lancia in resta di Rossi. Aveva evocato il “modello Prato” il presidente, una sorta di tolleranza zero sull’illegalità come quella applicata nella città laniera dopo il rogo nella ditta cinese che uccise sette operai. La Regione annunciò una task force di cinquanta persone per affiancare l’attuale organico dell’Asl composto da 6 persone più il dirigente responsabile Maura Pellegri.

Secondo i dati della Regione Toscana, dal 2006 ad oggi nelle sole cave di marmo di Carrara ci sono stati 9 morti, 4 solo dal 2015. Nel decennio 2006-2015 ci sono stati 1.145 infortuni. In pratica uno ogni due giorni, considerando che si lavora 250 giorni l’anno. 

Nel 2015 un morto in meno.  La prima tragedia si era portata viaBruno Maggiani, anche lui di 46 anni e cavatore esperto, precipitato da una bancata alta 8 metri il 29 agosto. Purtroppo aprì una sequela che in questi due anni ha tormentato i lavoratori e le loro famiglie. Stefano Mallegni, di Ortonovo era  morto schiacciato da due lastre mentre manovrava il carroponte. E Qualche settimana prima, il 23 novembre a morire era stato Nicola Mazzucchelli, cavatore esperto di 46 anni, colpito da una perlina di filo diamantato (la macchina con cui si taglia il marmo) che gli ha traforato la testa.

 “Per ora – spiega Rossi - dieci tecnici, selezionati con concorsi precedentemente svolti, sono già operativi. Arriveremo così, a breve, alla composizione di un'unità di lavoro di circa 30 professionisti della sicurezza in cava". I tempi per la formazione, naturalmente, non sono immediati.

Quel che è certo è che qualcosa tocca fare. Il contatore non si può azzerare ma bisogna almeno fermare gli scatti. Tra concessioni, legge regionale e regolamento comunale ci sono molte partite da giocare. E’ importante vigilare su tutte.