La strage silenziosa e quasi impunita

Almeno 130 casi di asbestosi in provincia, molti i processi senza colpevoli

MASSA. Un nemico subdolo, che s’insinua silenzioso nei polmoni e cova anche per decenni la sua devastante condanna di morte. La sorte incerta che troppi lavoratori sentono pendere sopra le loro teste, nell’attesa tremenda che il tribunale dell’amianto pronunci o meno la sua sentenza di morte.

Per gli ex dipendenti del Nuovo Pignone è l’incubo che li perseguita da anni, il terrore di aver respirato una di quelle fibre che svolazzavano nei capannoni e che si sono portati via tanti amici e compagni di lavoro. L’incertezza della condanna, dopo aver visto decine, più di ottanta, colleghi ammalarsi di mesotelioma.

Fuorilegge in Italia dal 1992, l’amianto è stato utilizzato fino agli anni’80 per produrre la miscela cemento-amianto, l’eternit, utilizzata per coibentare navi, treni, tetti. Materiale molto utilizzato anche per l’edilizia. Il respirare l’asbesto, le polveri di amianto, può provocare malattie croniche dei polmoni o tumori della pleura, come il mesotelioma pleurico e dei bronchi.

Una malattia insidiosa, lentissima nel manifestarsi ma implacabile. Tra il 1998 e il 2010 in provincia di Massa Carrara si registrarono 133 casi di tumore alle membrane ascrivibile all’esposizione all’amianto.

L’amianto era utilizzato, o si rischiava di venirne a contatto, in diverse fabbriche apuane. La già citata Nuovo Pignone e la Fibronit (dove veniva prodotto l’eternit). E la Ferroleghe, la Sanac e i cantieri navali. Alla Fibronit si ammalarono almeno in 70 e tra il 1992 e il 2000 ne morirono 19. Il processo ai dirigenti della fabbrica andò avanti fino al 2005 ed emersero storie sconvolgenti, come quella della sorella di un operaio, mai entrata in fabbrica, che lavando la tuta del fratello si ammalò di tumore. In quel processo con rito abbreviato non venne condannato il dirigente. . In altri casi arrivarono proscioglimenti perché fu difficile provare che gli operai si erano ammalati in periodo in cui i dirigenti imputati erano responsabili della fabbrica. Una battaglia lunga, piena di asperità, che oggi trova uno di quei riconoscimenti importanti e attesi. (l.r.d.)