MASSA. È come ritrovare la speranza, come percepire all’improvviso che qualcuno ti aiuta a reggere il peso che grava sulle tue spalle. È sentire, inaspettatamente, che tu conti. Conti tu e conta il bimbo che ti porti dentro, con cui hai camminato per 3.000 chilometri, con cui hai attraversato il mare, con cui ha pensato di dire addio alla vita. Invece...
Invece lei, nigeriana, 23 anni, sulla sua strada incontra l’eccellenza della sanità toscana e Apuana: la diagnosi prenatale di una patologia cardiaca nel bambino, il ricovero al punto nascita dell’Opa e, ieri martedì, 13 settembre, il parto cesareo. La mamma sta bene, il suo piccolo è affidato alle cure dei medici dell’ospedale di Montepepe.
Una storia iniziata nel cuore dell’Africa: una coppia giovanissima e una vita di dolore. La povertà, la guerra, un primo bambino nato e sconfitto a 2 anni dal tetano. Così quei due giovani genitori “orfani” dell’amore più grande, cercano di ricostruirsi una vita, di concedersi una speranza. Speranza fatti di passi, milioni di passi, chilometri dopo chilometri, attraverso la terra battuta e il deserto, fino alla Libia. È lì che la giovane coppia spera di imbarcarsi: aspettano mesi, ma non ce la fanno, non si conquistano neanche un angolo in una delle tante carrette del mare. Per quei giovani coraggiosi c’è il dolore, ci sono le percosse, c’è la violenza. Poi un giorno un angolo, pagato a caro prezzo, si trova: abbastanza grande da accogliere una mamma con il pancione, non abbastanza anche per il papà. Così lei parte, con la sola compagnia del bambino e attraversa il mare. Lui rimane in Libia, nella speranza di raggiungerla.
La mamma ce la fa: sbarca a Lampedusa e per lei inizia un percorso in cui l’accoglienza vince. La donna viene affidata ad una struttura protetta nel grossetano: le operatrice la assistono, l’accompagnano a fare visite ed analisi. E scoprono che la vita con quella ventitreenne si è accanita: il suo bimbo ha una patologia cardiaca. È allora che la sanità apuana si mostra in tutte le sue potenzialità: la mamma viene seguita dai medici dell’Asl che lavorano nel punto nascita dell’Opa.Seguita passo passo fino al cesareo programmato al 13 settembre. I nomi più importanti della nostra sanità sono accanto a lei: il primario di ostetricia dell’Asl Antonio Ragusa e la sua vice Alessandra Kemeny, il primario di neonatologia dell’Opa Ugo Bottone, il primario di rianimazione Asl Alberto Baratta. Insieme per quella mamma e il suo bambino. E ce la fanno: l’operazione riesce, il bimbo scopre la vita e viene affidato alle cuore dei medici dell’Opa nella speranza che un intervento possa assicuragli una vita serena. È emozionato il dottor Ragusa: «Questa sanità va difesa. Dobbiamo lottare per la sanità toscana che attiva le sue risorse migliori per aiutare - e si affida ad un’espressione biblica - l’ultimo degli ultimi». Una sanità che primi e ultimi non li vede e non li distingue, ma garantisce a tutti il diritto ad una salute e la speranza a guardare il futuro.
