Nuova strada al Sagro: i camion del marmo tornano in città

Il Parco Apuane approva il protocollo di intesa con il Comune Legambiente insorge: passeranno fino a 100 mezzi al giorno

Attenzione, potrebbero tornare i camion del marmo in città. A lanciare l’allarme è Legambiente Carrara che contesta in modo aspro il protocollo di intesa che Parco Alpi Apuane, Provincia, Comuni di Fivizzano e Carrara, firmeranno presto per la risoluzione del problema della viabilità per la cave del Sagro e del Borla «Con questo protocollo – dicono gli ambientalisti – le amministrazioni pubbliche, con l'alibi dell'occupazione, si impegnano a sostenere gli interessi privati delle imprese d'escavazione, sottraendo ai cittadini le già scarse risorse economiche disponibili e sventrando un altro versante per realizzare la nuova via d'arroccamento». Legambiente Carrara chiede al sindaco Angelo Zubbani, di respingere il documento «in quanto lesivo delle leggi - dice - e dell'interesse dei carraresi». E chiede le dimissioni del presidente del Parco, Alberto Putamorsi, «per conclamata inadeguatezza a tutelare qualunque bene naturale».

Il protocollo d'intesa - approvato dal Parco con l'unico voto contrario della consigliera rappresentante del mondo ambientalista, Riccarda Bezzi - prevede la realizzazione di una nuova strada per raggiungere le cave del monte Sagro e del Borla, dal momento che attualmente non ci sono vie percorribili dai mezzi pesanti per lo smaltimento dei detriti. Il protocollo d'intesa non fa alcun cenno al tracciato della nuova via d'arroccamento, ma il fatto che sarà studiato dal Parco “col supporto del comune di Carrara” lascia pochi dubbi: la via passerà dal versante carrarese. Con ogni probabilità scenderà lungo la via delle vecchie cave del Murlungo (tra Foce Pianza e il piazzale dell'Uccelliera) per congiungersi alla via d'arroccamento della cava Canalbianco e raggiungere Ravaccione. A individuarla è stato il Parco; il Comune di Carrara dovrà portare avanti uno studio di fattibilità (che dovrà poi essere approvato dal Parco), mentre quello di Fivizzano si occuperà dalla progettazione esecutiva. In attesa della sua realizzazione, Carrara si impegnerebbe a consentire il transito nell'area urbana – cioè dalla Lugnola, sembra inevitabile – di un certo numero di camion, da e per i siti estrattivi del Sagro-Borla, per permettere l'immediata ripresa dell'escavazione.

La cava Castelbaito Fratteta infatti è stata chiusa, perché non rispettava le prescrizioni di Arpat: quella di portare i detriti a valle. Secondo Legambiente la quantità di materiale lasciato in cava è esorbitante e si aggira intorno alle 2,7 milioni di tonnellate. Per portare a valle tutti quei detriti - secondo il calcolo dell'associazione ambientalista - considerando 27 tonnellate per camion, con 10 viaggi al giorno, per 250 giorni lavorativi annui, occorrerebbero ben 40 anni. «Il protocollo d'intesa, finalizzato alla riapertura della cava Castelbaito-Fratteta, invece - spiega Legambiente - sorvolando su tale piccolo dettaglio e chiedendo il transito da Carrara di un numero di passaggi di camion contingentato e limitato, si basa implicitamente sul condono di tali violazioni: prevede cioè che quei detriti resteranno ormai lì per sempre, limitandosi ad allontanare i detriti di nuova produzione». Per smaltire tutti i detriti infatti Carrara dovrebbe concedere il transito di almeno 100 camion al giorno e, a quel punto, le cave sarebbero "pulite" in 4 anni. «Merita ricordare che le cave in questione - fa sapere Legambiente - oltre ad aver già violato per anni l'obbligo di portare a valle i detriti, hanno lavorato senza il minimo rispetto ambientale: basta guardare le condizioni vergognose del deposito di oli esausti, le chiazze d'olio perse dai mezzi meccanici e le vaste distese di marmettola esposte al dilavamento meteorico, con grave rischio d'inquinamento dell'acquifero».