Anche il pm Manotti nel mirino del killer?

Il sostituto procuratore aveva autorizzato le intercettazioni che poi avevano portato all’arresto

CARRARA. Il rischio concreto è che Roberto Vignozzi potesse reiterare il delitto. E dopo il maresciallo Antonio Taibi,freddato la mattina del 27 gennaio davanti a casa sua, potesse toccare a un altro carabiniere, che con il sottufficiale aveva eseguito la prima perquisizione in casa rinvenendo i 24 grammi di hashish. Ma il timore che il giudice Ermanno De Mattia manifesta nell’ordinanza che tiene in carcere l’ex postino è che nel mirino potesse finire il titolare di quell’indagine, il sostituto procuratore Federico Manotti. Che proprio in questi giorni ha ricordato il carabiniere ucciso, entrando nel merito dell’indagine che aveva portato all’incarcerazione di Riccardo Vignozzi.

Nella richiesta di convalida il pubblico ministero è perentorio: «Ritenuta la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico di entrambi gli indagati circa i reati loro rispettivamente contestati posto che gli operanti, nell'ambito di una operazione anti droga condotta congiuntamente da polizia e carabinieri, hanno visto "in presa diretta" Vignozzi Riccardo consegnare a (omissis), che si trovava a bordo della propria autovettura Hyundai Getz, un involucro di colore grigio e successivamente, dopo un breve inseguimento nel corso del quale l’uomo cercava di disfarsi dell'involucro appena ricevuto gettandolo dal finestrino dell'auto in corsa, hanno recuperato l'oggetto della cessione rivelatosi contenere ben 500 pastiglie di ecstasy suddivise in cinque sacchetti contenenti ciascuno cento pastiglie; pacifica pertanto la responsabilità del Vignozzi in ordine al reato di cessione».

Manotti insiste: «Deve ritenersi elevato il pericolo di recidivanza specifica nei confronti di entrambi gli indagati; tale prognosi negativa del resto, per quanto concerne Vignozzi, trova piena conferma nella recente denuncia a suo carico per un episodio di droga: i carabinieri di Carrara lo hanno denunciato per detenzione di circa 24 grammi di hashish e di una pastiglia di ecstasy». Quanto basta, per il gip De Mattia, per temere che anche il sostituto procuratore fosse in pericolo di vita con l’ex postino in libertà.