Massa, i bimbi di Santa Lucia dopo il furto: "Ladri, non ci ruberete la fantasia"

Gli alunni tornano a scuola e si riuniscono in un’unica aula per rielaborare l'accaduto. Sulla lavagna scrivono i loro pensieri: "Ci hanno rubato le nostre canzoni, ma non la voglia di cantare"

MASSA. Il potere delle parole: le sensazioni che prendono forma e trovano in un nome e in un segno la loro espressione. È la scuola: insegnare parole, offrire la possibilità di tradurre percezioni e sentimenti, imparare a non aver mai paura di raccontare e raccontarsi. Anche quando il racconto è doloroso. La scuola è speranza che il dolore si vinca, che la felicità torni. Sempre e più forte.

Massa, la risposta commovente dei bambini ai ladri

E se qualcuno viola la scuola, entra in aula e distrugge quello che trova sulla propria strada, si porta via matite e pennarelli, beh, la scuola è più forte. Perché quello che conta sopravvive a furti e vandalismi, quello che conta non si ruba e se non ci sono i colori, c’è ancora - ancora di più - la voglia di colorare. Una voglia che i bambini della scuola elementare “Giuseppe Mazzini” di Santa Lucia gridano e scrivono alla lavagna perché il segno, la parola siano supporto alla memoria, per non dimenticare. Nella notte i ladri si portano via tutto: computer, tablet, macchine fotografiche. Fogli e colori. Martedì(2 febbraio) le aule sono vuote: le maestre e le bidelle puliscono ogni cosa e i bimbi, storditi, tornano a casa. Rientrano mercoledì con la mente piena di interrogativi, di perché irrisolti, di spiegazioni da chiedere. E loro, le maestre, decidono che i dubbi non possono - e non devono - rimanere inespressi. Roberta Pucciarelli e Giuliana Fialdini insegnano ai bambini di terza e quarta, scelgono di unire le forze. Tutti gli alunni in un’unica aula e l’impegno a tirar fuori ogni timore, ogni insicurezza, ogni dolore: «Non era pensabile - la maestra Roberta motiva la scelta - prescindere dall’accaduto, i bimbi hanno intuito, parlavano del furto, avevano bisogno di rielaborare».

La prima frase la scrive Roberta: «Hanno rubato i nostri colori, ma non la nostra voglia di colorare». Il desiderio oltre le cose. Una frase che innesca un meccanismo di riflessione: «Abbiamo parlato a lungo, abbiamo lavorato sulle emozioni, sulle sensazioni dei bambini». Sensazioni - scoprono le insegnanti - di rabbia, dispiacere, tristezza. Sensazioni - è la magia dell’infanzia - che non si incancreniscono, ma diventano stimolo, radice da cui nasce il positivo: «Ho scelto quelle parole perché i bimbi erano addolorati dal fatto che ci avessero rubato le scatole di matite nuove, acquistate con fatica, con la collaborazione delle famiglie e l’organizzazione di iniziative». Perché a scuola c’è da sudarsi anche una scatola di colori. L’incipit della maestra, ma il resto ha la paternità dei bambini: «Ci hanno rubato le nostre canzoni, ma non la voglia di cantare». Sì perché i ladri si sono portati via anche casse e amplificatori con cui i piccoli hanno organizzato la recita di Natale.

E se le storie immaginate, inventate e salvate nei file dei computer sono ora in mani sconosciute, beh la fantasia che quelle storie l’ha creata è salva, tutta dei bambini: « Hanno rubato le nostre storie nei computer, ma non la nostra fantasia». Con i computer i ladri si sono portati via anche la tabella della felicità: la elaborano ogni mattina i bambini, nel lavoro di gruppo, quando riflettono sull’operato della classe, sull’obbiettivo raggiunto. È la tabelle del cuori e della faccine: «L’abbiamo chiamata - spiega la maestra Roberta - la tabella “Felici insieme”». E se i ladri l’hanno portata via, non hanno certo potuto rubare «la voglia di stare insieme».

È vero hanno rubato un pezzetto del passato - storie, fotografie, oggetti - ma non hanno rubato il futuro. È la frase più forte, quella deflagrante: «Quando un bimbo l’ha pronunciata - Roberta è ancora colpita - io e la collega siamo rimaste stupite». Stupite per la forza di quella frase, pensata e detta da un bimbo di 9 anni. E così, con l’occhio al futuro, Santa Lucia riparte: «È stato un lavoro di condivisione. Un lavoro che ha aiutato non soltanto i bambini, ma anche noi adulti, ci ha offerto lo slancio per ripartire. Ci ha donato positività». Perché la scuola - per parafrasare la dirigente Alessandra Valsega - è abituata a navigare in un mare periglioso, ma oggi è più forte di prima. E riparte. Da una lavagna, da un gesso e dalla parole deflagranti dei bambini: continueremo a scoprire, crescere, gioire. E sognare un mondo più bello.