Marmo, telecamere all’impianto di pesa

Massa, pubblicato il programma di accertamenti del Comune sulle Apuane: da controlli sulla gestione dei rifiuti a verifiche fiscali

MASSA. Telecamere nell’impianto delle Capannelle - l’unico presente nel territorio comunale - per controllare chi e come pesa il marmo. Lo prevede il programma di accertamenti alle cave, con cui il Comune di Massa ha deciso di portare avanti una serie di controlli nelle miniere di marmo delle Alpi Apuane, da quelli puramente ambientali a quelli fiscali, per verificare, in sostanza, che i concessionari siano rispettando le regole. Tutte. Un “atto dovuto”, verrebbe da dire, visto la marea di esposti con cui gli ambientalisti hanno riempito in questi anni la Procura e la Corte dei Conti e che non potevano più rimanere inascolati. Adesso il Comune torna a occuparsi del pubblico, con un programma di verifiche dettagliato contenuto nella delibera di giunta pubblicata lo scorso 30 dicembre. A partire proprio dalla verifiche “fiscali”.

L’installazione delle telecamere alla pesa era un percorso ormai obbligato, dal momento che presto – i lavori sono in corso - l’impianto diventerà elettronico e avrà bisogno di un “controllore” a distanza. Le videocamere serviranno quindi per controllare che il marmo venga pesato in maniera corretta, ma soprattutto che tutti i concessionari massesi pesino in quell’impianto. Alcuni marmisti infatti, invece di far scendere i camion da Canevara, li facevano passare da Arni e pesavano lì il marmo. L’impianto poi è stato chiuso e i concessionari hanno iniziato a pesare per conto proprio il marmo comunicando poi i dati a Master. Mancava quindi una qualsiasi forma di controllo. L’amministrazione ha quindi imposto che tutti i camion si fermino a Capannelle. E per verificare che lo facciano ha deciso di ricorrere alle telecamere.

E questo è solo uno dei punti contenuti nel programma di accertamenti. La giunta ha infatti dato mandato al dirigente all’Ambiente, Fabio Mercadante, all’ex dirigente al settore, Maria Stella Fialdini, e all’ufficio cave di verificare anche le modalità di smaltimento dei rifiuti speciali. Come la marmettola, lo scarto di lavorazione del marmo che continua a finirci quasi inesorabilmente nei corsi d’acqua. Il risultato è visibile a tutti: da monti a mare, gli argini del Frigido sono completamente bianchi. Nonostante i continui allarmi e le infinite relazioni di Arpat che mettevano in guardia circa la pericolosità della marmettola per i corsi d’acqua - la marmettola funziona come il cemento ed è capace di seccare qualsiasi corso d’acqua, senza dimenticare che è sempre mescolata ad altri metalli tossici per l’uomo - la politica locale non ha mai mosso un dito.

Adesso lo farà, questa almeno è la speranza: controllerà che i rifiuti vengano trattati come tali nelle cave e, nel caso di irregolarità, «verranno assunti provvedimenti che si ritengo necessari o opportuni», si legge nella delibera. E non solo. L’ufficio cave e i dirigenti dovranno anche verificare che le cave massesi siano compatibili con le nuove previsioni urbanistiche e con la classificazione acustica. E ancora: dovranno accertare «l’eventuale sospensione dell’attività oltre il termine consentito e senza preventiva autorizzazione del Comune», avviare accertamenti amministrativi con «assunzione o proposizione dei provvedimenti conseguenti» in caso di procedimenti penali in corso o conclusi a carico dei concessionari, fare un inventario dei terreni di proprietà comunali nella sezione “amministrazione trasparente”, verificare che ci siano i presupposti per l’ampliamento delle autorizzazione all’escavazione «in rapporto - si legge ancora - alla destinazione delle aree alle quali l’ampliamento si riferisce» e infine una relazione «dettagliata» sull’avvenuto svolgimento o meno dei «controlli quantitativi estratti», quelli che la normativa vuole vengano fatti ogni due anni per monitorare lo stato di avanzamento del piano di coltivazione e che il Comune non ha (quasi) mai fatto.