Baruffa sul crocefisso nella sala di preghiera

L’Asl rassicura: presto il trasloco dal vecchio ospedale

MASSA. Si può pregare il dio dei cattolici al nuovo ospedale delle Apuane. Ma anche invocare Maometto o svolgere riti di altre religioni. Una scelta di civiltà, di elementare rispetto verso le diverse fedi, nel segno del multiculturalismo e della parità dei diritti, quella di dotare il nosocomio di due sale di culto. Una cappella per i cattolici, una sala “policonfessionale”.

Ma no, anche questa scelta è diventata oggetto di scontro. Ci ha pensato Stefano Benedetti, consigliere comunale di Forza Italia ad accendere la rissa, occupando simbolicamente quella che chiama “la moschea” dell’ospedale e poi a sollevare il presunto scandalo dell’assenza di crocefissi nella “cappella” dedicata al culto cattolico. Un’iniziativa che, in questi giorni tragici di allarme terrorismo, raddoppia il suo impatto e innesca reazioni di segno contrario.

Succede così che il direttivo Fp Cgil chieda l’intervento del sindaco Alessandro Volpi e della commissaria straordinaria Mria Teresa De Lauretis «per stigmatizzare» l’occupazione (simbolica) della sala policonfesisonale e «per garantire il diritto di tutti i cittadini a raccogliersi, volendo, in preghiera, quale che sia la loro religione e la loro nazionalità». L’azione di Benedetti, dice Silvano Leoni per il direttivo Cgil, «è evidentemente una provocazione legata ai fatti drammatici accaduti a Parigi. Ed è un fatto gravissimo perchè cavalca le paure legate agli atti terroristici e, soprattutto, perchè vuole ingenerare la convinzione che la religione musulmana sia da accomunare a violenza e terrore». La Cgil, aggiunge poi un elemento: «Non comprendiamo perchè ieri ( mercoledì 18) la sala del culto sia rimasta chiusa a chiave mentre la cappella dedicata ai cattolici era regolarmente aperta».

Chiede al sindaco e alla commissaria De Lauretis di prendere le distanze e condannare «il grave episodio di intolleranza di cui si è reso protagonisata Benedetti», anche l’Uaar (Unione Atei Agnostici Razionalisti). L’apertura delle due sale , sostiene Fabio Bernieri dell’Uaar, «ha ottenuto l’apprezzamento da parte degli operatori della sanità, degli utenti, dei familiari e dei cittadini in generale. Volere accentuare ad ogni costo la predominanza della cultura cristiana, attraverso l’esposizione ossessiva di simboli ed icone , testimonia solo una volontà di alimentare lo scontro interreligioso e il conflitto tra culture diverse».

Ma il consigliere del centrodestra non molla. E torna sulla questione del Cristo in croce. «È assodato – dice Benedetti – che il problema è stato politico e la volontà di non appendere i crocifissi è stata determinata da una serie di inaccettabili pregiudizi. Ora, sembra che l'Asl ci abbia ripensato e che la prossima settimana provvederà ad attaccarli sia nella cappella che nella chiesa. A questo punto però mi preme chiedere che vengano utilizzati e trasferiti quelli lasciati nella cappella del vecchio ospedale. Poi sarà necessario recuperare il quadro esposto sopra l'altare il "Talita Kum" realizzato da Alessandro Salvati di ingente valore artistico e commerciale. Altrimenti non saprei proprio dove potrebbero finire queste opere di grande valore che decoravano la chiesa del vecchio ospedale».

Sembra non scossa dalla questione l’Asl. Dalla direzione sanitaria difendono la scelta della doppia sala di culto, fanno sommessamente notare di esser impegnati a trasferire malati e macchinari sanitari che vengono prima dei simboli religiosi e rispondono. «La sala policonfessionale è aperta come quella dedicata al culto cattolico senza orari e senza limitazioni. Le porte verranno chiuse a chiave solo di notte, per evitare che qualcuno ci dorma dentro o faccia danni. E quel che sostiene la Cgil non ci risulta: la sala è aperta ogig come nei giorni scorsi», chiarisce Giuliano Biselli, direttore dei presidi ospedalieri. Quanto ai crocefissi, aggiunge, è solo questione di tempo. «È già stato predisposto il trasferimento del crocefisso della cappella del vecchio ospedale di Massa, tra qualche giorno ci sarà lo spostamento, la sala di culto cattolica non resterà priva dei suoi simboli».

Claudio Figaia