«No all’amianto di tutta la regione a cava Fornace»

MONTIGNOSO. «La discarica deve avere un’utilità pubblica e ben venga che il pubblico gestisca e controlli un bene che ha un così alto impatto ambientale. Quello che ci lascia perplessi è che questa...

MONTIGNOSO. «La discarica deve avere un’utilità pubblica e ben venga che il pubblico gestisca e controlli un bene che ha un così alto impatto ambientale. Quello che ci lascia perplessi è che questa possa diventare di interesse regionale soprattutto come luogo di smaltimento dell'amianto, un materiale sicuramente non compatibile con la situazione geologica del sito ma accettato a suo tempo obtorto collo per rispondere alle esigenze locali». Paolo Panni, circolo Legambiente di Montignoso interviene in merito alla ripubblicizzazione della discarica Fornace. Una notizia data dal nostro giornale nei giorni scorsi: non si tratta di una certezza, ma quasi. L’amministrazione pratese - che è il socio maggioratario della Pogramma Ambiente Apuane, società che gestisce la discarica - ha annunciato il suo progetto: quello appunto di rendere pubblica la discarica. Un modo - diceva il vicesindaco di Prato, Simone Faggi, per chiudere il ciclo di rifiuti speciali. E la decisione sembra non dispiacere nemmeno all’amministrazione di Montignoso, che vede in questa operazione un modo per rendere più snella e trasparente la gestione della discarica. Si sono opposti subito a questo passaggio invece i grillini. E adesso anche Legambiente prende posizione. «Non capiamo poi - continua Panni - come tale discarica possa andare ad avere valenza regionale quando si stanno riorganizzando su base di area vasta la gestione dei rifiuti e evidenziamo l’anomalia che Prato è in un’altra Ato. Legambiente è inoltre preoccupata per le tipologie di rifiuti che vengono prodotti nel distretto pratese, sicuramente non compatibili con il sito di cava fornace.

L’associazione ambientalista sottolinea poi il fatto che la discarica si trova a ridosso dell’area protetta del Lago di Porta; «non si deve sottovalutare - commenta Panni che eventuali inquinamenti andrebbero a confluire non solo nel Lago ma anche nella falda costiera, con ripercussioni gravissime sull'intero territorio apuo-versiliese. Legambiente ribadisce la sua posizione: cava Fornace deve essere una risposta all’industria del lapideo del distretto apuo versiliese e accogliere tutti quei residui di lavorazione che sempre più spesso vediamo imbiancare i nostri fiumi».

La discarica era infatti nata all’epoca per chiudere il ciclo dell’industria del marmo, per ricevere solo la marmettola proveniente, soprattutto, dalla cave apuane. In seguito è stata riclassificata e riceve anche rifiuti speciali pericolosi come l’amianto. Il prossimo anno, scadrà il contratto di affitto dell'area (una ex cava) di proprietà dei Viti. Si tratta quindi di decidere, e anche velocemente, sul futuro della discarica.