Gli industriali del marmo: Non siamo distruttori dell'ambiente

Carrara, il presidente Lucchetti interviene sugli articoli dei media nazionali

CARRARA. «Cartoline con inaccettabili e ingenerose caricature del nostro territorio: noi imprenditori del marmo non siamo distruttori».

Così il presidente dell’Associazione Industriali Erich Lucchetti commenta gli articoli dedicati al settore marmo, e all’escavazione, recentemente pubblicati da Sette e National Geographic.

«Come imprenditori che investono, si impegnano in prima persona e creano occupazione - nel pieno rispetto delle regole (le autorizzazioni sono rilasciate a seguito di procedure vagliate in meticolose conferenze dei servizi) - non accettiamo di essere additati come "distruttori". Tutto è definito nei piani: volumi, stabilità dei fronti, opere, acque meteoriche, smaltimenti, sicurezza. Meritiamo la stessa considerazione che hanno le imprese di altri settori, vogliamo essere rispettati per quello che le nostre imprese fanno, per ciò che rappresentano e per il valore aggiunto che generano: qui i lavoratori sono pagati mediamente il 20% in più rispetto ai valori nazionali; il Comune di Carrara incassa circa 20 milioni di euro l'anno, record assoluto e relativo per le cave italiane. Con i nostri sforzi siamo riusciti a tenere alta l'eccellenza del marmo di Carrara anche nei picchi della crisi. No, non chiediamo medaglie al valore, ma quanto meno vorremmo non essere demonizzati».

«Sulle cave, sui benefici e sui costi che generano e sul modo in cui sono disciplinate possiamo avere idee diverse, come spesso abbiamo ed è giusto che sia così- continua l’intervento di Lucchetti - ma come persone che sono parte di una comunità, quando veniamo dipinti in questo modo ci dovremmo tutti sentire feriti nell'orgoglio.Una lettura di questo tipo non soltanto mette in discussione la sostenibilità delle attività estrattive ma tutta una comunità che sembra essere priva di senso civico, di sensibilità, di attenzioni, di regole: in una regione come la Toscana, con i suoi pesi e contrappesi politici e amministrativi, se quello che dicono fosse vero, saremmo di fronte ad un clamoroso fallimento collettivo. Sfido chiunque a dire che sia così».

«Se le esaminiamo in filigrana, scopriamo che le descrizioni negative non scaturiscono da una attenta disamina dei fatti ma da una specie di "copia e incolla" di interventi che rimbalzano su blog e social network. È una narrazione farcita di dati affrettati - incalza il presidente di Assindustria - La nostra immagine viene bistrattata da un piccolo gruppo persone che riversano liberamente le loro idee sul web, per poi ritrovarsele amplificate dai giornali, senza rendersi conto del danno arrecato. Temi intricati come quello dei "beni estimati" non si possono liquidare con un paio di battute; la criminalizzazione del business dei detriti è una enorme mistificazione; completata la rimozione (anche questa autorizzata) dei ravaneti storici (prima dell'introduzione del filo diamantato, a parità di blocchi se ne producevano molti di più!) i detriti trasportati stanno diminuendo rapidamente».

«Anche i riferimenti all'invasività delle nuove tecnologie sono decontestualizzati. Il progresso tecnologico c'è stato come in tutti i settori; negli ultimi venti anni, tuttavia, le quantità escavate non solo non sono aumentate, ma sono diminuite del 25%; da cinque anni cresce la quantità di blocchi trasformata nel distretto e questo va nella direzione di rafforzare la filiera- prosegue Lucchetti - Quella delle cave è per sua natura attività complessa ma, vista la sua stretta regolamentazione, è tutto tranne che "selvaggia". Per concludere mi chiedo se i detrattori del marmo abbiano mai riflettuto su un fatto: se le tante voci negative che ricorrono sui media dovessero innescare provvedimenti che rendano incompatibili le attività estrattive, la nostra comunità che già adesso accusa un gap di sviluppo rispetto al resto della Toscana, sarebbe ancora più povera ed avrebbe molti, molti più disoccupati; questa sarebbe la vera distruzione».